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Dopo una parentesi poco felice, i The Crown tornano a quello che sanno fare meglio Dopo una parentesi poco felice, i The Crown tornano a quello che sanno fare meglio

Dopo una parentesi poco felice, i The Crown tornano a quello che sanno fare meglio

recensioni

gruppo
titolo
Cobra Speed Venom
etichetta
Metal Blade Records
Anno

Line Up:
Johan Lindstrand - vocals
Robin Sörqvist - guitars, backing vocals
Marko Tervonen - guitars
Magnus Olsfelt - bass
Henrik Axelsson - drums 

Tracklist: 
1. Destroyed by Madness [05:19] 
2. Iron Crown [03:22] 
3. In the name of Death [04:55] 
4. We Avenge! [05:21] 
5. Cobra Speed Venom [04:56] 
6. World War Machine [05:04] 
7. NecroHammer [04:05] 
8. Rise in Blood [02:56] 
9. Where my Grave Shall Stand [04:33] 
10. The Sign of the Scythe [07:01] 

Running time: 47:32 

opinioni autore

 
Dopo una parentesi poco felice, i The Crown tornano a quello che sanno fare meglio 2018-03-20 21:40:19 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    20 Marzo, 2018
Ultimo aggiornamento: 20 Marzo, 2018
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The Crown è uno di quei nomi che per gli amanti del Death Metal di stampo svedese è tra i più noti - non solo per loro, ma soprattutto per loro -. Con alla guida sempre il trio presente già negli anni in cui erano Crown of Thorns (il cantante Johan Lindstrand, il chitarrista Marko Tervonen ed il bassista Magnus Olsfet), la band scandinava arriva con questo "Cobra Speed Venom", licenziato da Metal Blade, al traguardo dell'album No.10.

Partiamo col dire che i The Crown sono uno di quei gruppi che dovranno sempre fare i conti con un passato ingombrante: nel loro caso, quel passato risponde ai titoli di album mastodontici come "Hell is Here", Deathrace King" e, soprattutto, quel monolite di "Crowned in Terror". Ma è anche vero che la band viene da uno degli album più sorprendenti, in negativo s'intende, che si possano ricordare: quel "Death is not Dead" che ha spiazzato addetti ai lavori, fans ed ance semplici ascoltatori per essere un disco... morbido, è l'unico termine che mi viene in mente. Fortunatamente è un esperimento che è morto lì, perché con "Cobra Speed Venom" i The Crown tornano beatamente a quello che sanno fare meglio, ossia quel sound che unisce la compattezza del Melodic Death, la rabbia del Thrash e un'attitudine spiccatamente Rock'n'Roll. Il risultato è un album riuscitissimo che, specie nel riffingwork, va a ricordare tanto i primi lavori. menzione al merito va data poi sia all'ultimo entrato, lo scatenato batterista Henrik Axelsson, che riesce grazie ad una prova granitica e dinamica a non far rimpiangere lo storico drummer Janne Saarenpää, sia il chitarrista Robin Sörqvist, autore di una prova sopra le righe, specie nei frangenti solisti, che lo riscattano da quella deludente di "Death is not Dead" (dio ragazzi, ma quanto faceva schifo quel disco?). I The Crown dimostrano con pezzi come "Destroyed by Madness", World War Machine" e "In the Name of Death" (quest'ultima dal refrain che dal vivo sarà un successo garantito), come riescano ancora a spingere sull'acceleratore senza patemi, come quello di tre anni fa, insomma, sia stato una sorta di "incidente di percorso".

Certo magari ci sono brani che convincono un po' meno come "We Avenge" (nella parte centrale almeno) o come le conclusive "Rise in Blood" e "The Sign of the Scythe" (nel cui mezzo troviamo però la bella strumentale "Where my Grave Shall Stand"), ma nel complesso possiamo dire che "Cobra Speed Venom" è un album godibile ed un riuscitissimo ritorno dei The Crown a sonorità a loro più consone, rispolverando lo stile di una decina abbondante di anni fa (o facciamo qualcosina in più anche?), senza dare mai l'impressione di essere solo troppo "nostalgici". Insomma, un album che farà saltare dalla sedia i vecchi fans della band e che piacerà sicuramente anche a quelli più nuovi.

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