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Non c'è molto da salvare nel debut degli Iron Will Non c'è molto da salvare nel debut degli Iron Will Hot

Non c'è molto da salvare nel debut degli Iron Will

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“Life is your labyrinth”
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Autoproduzione
Anno

 

TRACKLIST:

1.      Conquer on

2.      Life is your labyrinth

3.      Nemesis

4.      The agony of uncertainty

5.      Darkness falls fast

6.      Rising

7.      The shadow lurks

8.      The wolf

9.      Nightmares

10.  The dream

11.  Your legacy lives on

12.  The iron will (Bonus track)

 

 

LINE-UP:

Tony “The Metal Duke” Canillas - Vocals

Eli Firicano - Guitar

Nick Izzo - Bass

Al Ravage - Drums

opinioni autore

 
Non c'è molto da salvare nel debut degli Iron Will 2018-03-26 20:53:48 Ninni Cangiano
voto 
 
1.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    26 Marzo, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Gli Iron Will arrivano dal Massachusets negli USA e decidono di autoprodursi il debut album, intitolato “Life is your labyrinth”, composto da 12 brani che, meglio metterlo subito in chiaro, sono stati davvero difficili da ascoltare più volte per questa recensione. Non perchè il genere suonato dalla band americana sia complesso (tutt’altro direi), ma perchè credo di aver avuto modo di ascoltare il peggior disco del 2018 ed uno dei peggiori della storia di questa webzine. Davvero sono tante le cose che non vanno in “Life is your labyrinth”, già l’artwork è davvero brutto con il solito teschio su un qualcosa che non si capisce cosa sia, ma ricorda tanto una fanghiglia, se non qualcosa di più schifoso ancora. La registrazione è davvero artigianale e sorprende come nel 2018 ci sia ancora chi produce un disco a questa maniera... poteva andare bene negli anni ’80 (e già allora sarebbe stata abbastanza scadente!), ma in questo periodo decisamente no. La cosa peggiore però è la “voce” del cantante Tony “The Metal Duke” Canillas, decisamente poco incisiva, monotona e per niente espressiva, oltre che abbastanza “lagnosa”... ora, caro Tony, già la natura non ti ha dotato di un’ugola decente, evita di soprannominarti “Il Duca del Metal”, perchè rischi solo di scatenare ilarità, se non addirittura di cadere nel grottesco! David Bowie si starà rivoltando nella tomba! Non venitemi a parlare poi di originalità o innovazione, perchè sono concetti evidentemente sconosciuti agli Iron Will, senza contare che forse a loro proprio non interessa essere originali o innovativi, ma pare suonino solo per il piacere di farlo e per la loro evidente passione verso le sonorità heavy old-style. Cosa salvare quindi in questo disco a parte la passione dei musicisti? Davvero poco, ad essere onesti, qualche buona parte di chitarra c’è (Eli Firicano suona anche nei Ravage che hanno fatto un bel disco lo scorso anno), Al Ravage alla batteria dimostra di cavarsela forse anche meglio che dietro il microfono (nei Ravage è lui il cantante) ed, inoltre, le strutture dei singoli pezzi potrebbero anche essere efficaci se solo avessero una resa sonora migliore e, soprattutto, un singer degno di tal nome. Non tutti possono essere Bruce Dickinson, ma per fare del buon heavy metal è necessario saper cantare bene! E non è cosa per tutti....

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