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Ecco i nuovi Spellblast: prendere o lasciare! Ecco i nuovi Spellblast: prendere o lasciare!

Ecco i nuovi Spellblast: prendere o lasciare!

recensioni

titolo
"Of gold and guns"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Tex Willer
2. Wyatt Earp
3. Billy The Kid
4. Jesse James
5. Sitting Bull
6. William Lewis Manly
7. Crazy Horse
8. Goblins in Deadwood
9. William Barret Travis
10. Wanted dead or alive (Bonus track - Bon Jovi Cover)

LINE-UP:
Luca Arzuffi – Guitars
Xavier Rota - Bass
Dest – Vocals
Manuel Togni - Drums

opinioni autore

 
Ecco i nuovi Spellblast: prendere o lasciare! 2018-03-29 08:29:13 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    29 Marzo, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Perchè? Questa è la domanda che mi si è subito presentata in mente dopo aver ascoltato “Of gold and guns”, quarto album degli Spellblast. Perchè una simile mutazione? Forse perchè si erano stancati di elfi, gnomi ed altre amenità fantasy ed hanno deciso di cambiare... o forse perchè avendo trovato un cantante dallo stile completamente differente (più hard rock che power secondo il mio punto di vista), hanno deciso di cambiare per sfruttare meglio le sue potenzialità... o forse perchè.... potremmo avanzare tantissime ipotesi, senza indovinare quella giusta; resta il dato di fatto che gli Spellblast non sono più quelli dei meravigliosi “Horns of silence” e “Battlecry” e del comunque più che valido “Nineteen”, ma sono una band nuova con un sound alquanto differente dal passato, complice anche il fatto che della formazione di 10 anni fa sono sostanzialmente rimasti i soli Luca Arzuffi e Xavier Rota e che, strada facendo, sono cambiati molti, forse troppi, musicisti attorno ai leader. Sono pronto a scommettere che questo album dividerà i fans in due: da una parte coloro che lo apprezzeranno per la trasformazione del sound, dall’altra chi (come me) lo detesterà e rimpiangerà amaramente il passato di questo gruppo. Cercando di non pensare di avere tra le mani un nuovo disco degli Spellblast, dopo il primo spiazzante ascolto, mi sono messo di buona lena per cercare di essere quanto più obiettivo possibile, come se stessi ascoltando un disco di una band completamente nuova e diversa. Partiamo dal cantato; non ho mai amato particolarmente lo stile di Dest, sporco ed abrasivo, come detto secondo me molto più adatto all’hard rock (e nella cover di “Wanted dead or alive” ne ho avuto conferma!); tutto sommato, però, la sua prestazione non dispiace (ma nemmeno mi esalta) e non mi sento di addossargli responsabilità più di tanto per questa mutazione. Veniamo alle musiche. Atmosfere morriconiane imperniano molti brani (“Wyatt Earp” è emblematica) del lavoro, richiamandosi al concept dei testi, basato su personaggi leggendari che hanno vissuto in America durante il 19° secolo, più una menzione per l’eroe dei fumetti Tex Willer. Gli Spellblast hanno abbandonato le sonorità folkeggianti tipiche del loro passato per sposare un sound che possa legarsi meglio al concept western, pur rimanendo comunque accostabili al power metal; per rendere l’idea basta ascoltare “Goblins in Deadwood” che è una sorta di rifacimento della splendida “Goblin’s song” del primo disco. A tal proposito, un confronto è decisamente impari, dato che la nuova versione è abbastanza deludente, simpatica ma non di più; probabilmente sarebbe stato meglio evitare di provare a stendere un ponte verso il passato e rompere definitivamente con esso per poter affermare definitivamente “gli Spellblast del 2018 sono questi, prendere o lasciare!”. Personalmente lascio e vado a riascoltarmi i primi due dischi di questa band, perchè la nostalgia per quelle sonorità e quel cantante è troppo forte e surclassa di brutto questa nuova versione.

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