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Quando il troppo storpia, il secondo album dei Graveshadow poteva essere molto migliore... Quando il troppo storpia, il secondo album dei Graveshadow poteva essere molto migliore...

Quando il troppo storpia, il secondo album dei Graveshadow poteva essere molto migliore...

recensioni

titolo
“Ambition’s price”
etichetta
M-Theory Audio
Anno

 

TRACKLIST:

1.      Doorway to heaven

2.      Widow and the raven

3.      Ambition’s price

4.      Hero of time

5.      The gates

6.      The unspoken

7.      Return to me

8.      Call of the frostwolves – I. Slave

9.      Call of the frostwolves – II. Liberator

10.  Call of the frostwolves – III. Warchief

11.  Eden ablaze

 

 

LINE-UP:

Heather Michele - Vocals

William Lloyd Walker - Guitars

Ben Armstrong – Bass, Vocals

Roman Anderson – Drums

opinioni autore

 
Quando il troppo storpia, il secondo album dei Graveshadow poteva essere molto migliore... 2018-04-13 09:33:05 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    13 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 13 Aprile, 2018
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I power metallers Graveshadow arrivano da Sacramento in California e tagliano il traguardo del secondo album, con questo “Ambition’s price”, dotato di bellissimo artwork realizzato dall’artista serbo Dusan Markovic, e composto da 11 brani per poco meno di 55 minuti di durata. Non conoscevo il precedente lavoro “Nocturnal resurrection”, ma sul nostro stesso sito aveva strappato un resoconto lusinghiero 3 anni fa, ragion per cui ero ben predisposto all’ascolto di questo nuovo lavoro. Da subito ho riconosciuto la voce splendida della cantante Heather Michele che mi aveva colpito molto positivamente nel debut omonimo degli Helion Prime (da cui è poi uscita) e che ricorda anche abbastanza lo stile della grande Giada “Jade” Etro dei promettenti Frozen Crown. Purtroppo accanto a lei si esibisce anche Ben Armstrong (anche bassista) con un growling degno della più becera band di metalcore, che non c’entra assolutamente niente con il power dal tocco sinfonico dei Graveshadow e rovina tutto, rendendo quasi inascoltabili le varie composizioni che, senza di lui, sarebbero sicuramente molto, ma molto piacevoli. Capisco il volersi distinguere dalla massa (e la presenza di una voce così aggressiva potrebbe favorirlo), ma bisogna anche guardare al risultato finale con obiettività ed, in questo caso, gli urlacci gutturali del bassista decisamente affossano tutto. Sarebbero tollerabili come backing vocals, giusto qualche apparizione di qualche secondo in pochi pezzi (come accade nell’ottima conclusiva “Eden ablaze”, tra i pezzi migliori del disco proprio per questo), ma a questa maniera sono semplicemente fastidiosi, oltre che eccessivi e spesso fuori contesto con le melodie dei brani. Mi divertono molto, invece, le definizioni che si cerca di dare al sound di questa band; nella presentazione ho letto “Female fronted symphonic/gothic metal with elements of doom, thrash and epic progressive power metal”; orbene di doom, thrash ed epic metal non vi è assolutamente traccia alcuna; giusto qualche lontano accenno al gothic ed al progressive metal potremmo anche trovarlo a voler essere magnanimi, ma mi chiedo per quale diavolo di motivo si vanno a cercare certe definizioni (oltremodo ridicole!) che semplicemente non c’entrano niente, ma proprio un bel niente con il sound della band? Mi sfugge la risposta, davvero! Tirando le somme, musicalmente parlando il power metal dei Graveshadow è davvero piacevole; sarebbe eccellente se non ci fosse l’eccessiva ed ingombrante voce maschile a rovinare tutto (ma suona il basso e basta! Ci vuole tanto a capirlo? Mi verrebbe da bestemmiare!); date un ascolto a questo “Ambition’s price”, magari riuscite anche a giudicare diversamente da me....

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