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Tanta melodia e una discreta tecnica nel lavoro dei melodeathsters francesi Temnein Tanta melodia e una discreta tecnica nel lavoro dei melodeathsters francesi Temnein

Tanta melodia e una discreta tecnica nel lavoro dei melodeathsters francesi Temnein

recensioni

gruppo
titolo
White Stained Inferno
etichetta
Massacre Records
Anno

LINE UP: 
Jocelyn Fidry - vocals 
Florian Frandidier - guitars, backing vocals 
James Camozzi - guitars 
Julien De Giorgio - bass 
Valentin Treuillier - drums 

TRACKLIST: 
1. Impeding Outbreak [01:55] 
2. Ataxia [06:28] 
3. Denying the Threat [06:40] 
4. Bad Omen [06:55] 
5. Knowledge as a Burden [05:36] 
6. White Stained Inferno [05:47] 
7. Against the Waves [04:02] 
8. The Seal [06:55] 
9. Wrong Escape [06:32] 
10. A Momentary Peace [05:27]
11. Dawn of a New Day [06:36] 

Running time: 1:02:53 

opinioni autore

 
Tanta melodia e una discreta tecnica nel lavoro dei melodeathsters francesi Temnein 2018-05-13 13:54:57 Daniele Ogre
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    13 Mag, 2018
Ultimo aggiornamento: 13 Mag, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Secondo album per i francesi Temnein, che dopo un buon primo disco, "404 B.C." per Mighty Music, con questo "White Stained Inferno" si accasano niente meno che alla Massacre Records. Il sound del quintetto proveniente dalla regione della Lorena (Nancy/Metz), è un Melodic Death in cui è facile riscontrare influenze derivanti dai vari Insomnium e Dark Tranquillity, pur non mancando momenti più tecnici che vanno a sfociare in un altrettanto buonissimo Progressive Death (o più precisamente: Progressive Melodic Death).

"White Stained Inferno" scopro essere un concept album: il termine che da il titolo al disco, infatti, sta a significare l'esser ricoverati in ospedale; ed il tema ricorrente di "White Stained Inferno" riguarda i vari stadi della malattia e le conseguenti reazioni, siano esse fisiche o psicologiche, dalla scoperta della malattia ("Ataxia", immagino?) ad una possibile guarigione, passando per altri diversi stadi come la paurosa diagnosi, il rifiuto delle cure ("Denying the Threat"), cattivi pensieri che, in questi casi, si fanno eccome ("Bad Omen"), fino alla più atavica paura dell'essere umano, quella di morire. Sul piano prettamente musicale, possiamo cominciare col dire che tutti i brani sono di pregevolissima fattura, seppur nell'insieme l'album presenta un piccolo neo di cui ci occuperemo dopo; il songwriting risulta essere estremamente maturo ed un plauso va fatto ai Temnein per riuscire a rendere personale un sound la cui influenza Insomnium è palese e per nulla nascosta, basti pensare all'intro "Impeding Outbreak" o al quarto brano, "Bad Omen". Le parti più tecniche, quelle che portano il quintetto transalpino verso lidi Prog/Death, s'intersecano a meraviglia con il Melodic Death dei nostri, capaci di dare la giusta dose di durezza e di atmosfere al loro sound. Dicevamo però prima di un piccolo neo riscontrabile; orbene, se i brani fossero stati un attimo più snelliti, il risultato d'insieme sarebbe stato ancora più apprezzabile, dato che poco più di un'ora di durata può, alla lunga, essere stancante nonostante quel che abbiamo avanti sia un gran bell'album. Il problema, credo, risieda nelle parti solistiche: molto ben eseguite, sia chiaro, ma alla lunga forse un po'... ridondanti? Ci sono dei momenti, in effetti, in cui sembra che i Temnein si specchino un po' troppo in loro stessi.

Con brani davvero molto, molto belli come la già più volte citata "Bad Omen", o come la title-track, o come ancora "The Seal", "White Stained Inferno" dei Temnein è un album che viene promosso senza problemi, anche se con quel mezzo punticino in meno, proprio per via del fatto che si rischia di arrivare 'stanchi' all'ascolto della seconda parte del disco. Se in futuo riusciranno ad essere almeno un filo più diretti nelle loro composizioni, mantenendo però le stesse coordinate stilistiche, questi ragazzi potranno togliersi soddisfazioni ancor maggiori.

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