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Il progetto Visionoir propone nove tracce interamente strumentali, incentrate soprattutto sull’aspetto emotivo ed atmosferico. Il progetto Visionoir propone nove tracce interamente strumentali, incentrate soprattutto sull’aspetto emotivo ed atmosferico. Hot

Il progetto Visionoir propone nove tracce interamente strumentali, incentrate soprattutto sull’aspetto emotivo ed atmosferico.

recensioni

gruppo
titolo
The Waving Flame of Oblivion
etichetta
autoprodotto
Anno

Line up:

Alessandro Sicur – all instruments

 

Tracklist:

  1. Distant Karma
  2. The Hollow Men
  3. 7even
  4. The Discouraging Doctrine of Chances
  5. Shadowplay
  6. Electro-Choc
  7. Coldwaves
  8. A Few More Steps
  9. Godspeed Radio Galaxy (bonus track)

opinioni autore

 
Il progetto Visionoir propone nove tracce interamente strumentali, incentrate soprattutto sull’aspetto emotivo ed atmosferico. 2018-05-13 17:59:06 Virgilio
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Virgilio    13 Mag, 2018
Ultimo aggiornamento: 13 Mag, 2018
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Dietro il moniker dei Visionoir si cela Alessandro Sicur, bassista dei Blind Mirror, che ha voluto riprendere un progetto iniziato nel lontano 1998 e che aveva portato alla realizzazione di un demo, intitolato “Through the Inner Gate”. Successivamente, Sicur aveva accantonato i Visionoir, per dedicarsi appunto principalmente ai Blind Mirror, continuando tuttavia a raccogliere idee e a comporre. Il materiale scritto dunque in tanti anni, è andato poi a confluire in questo primo album, intitolato “The Waving Flame of Oblivion”. Il disco è composto da nove tracce strumentali, interamente scritte ed eseguite dallo stesso Sicur, di fatto incentrate soprattutto attorno a tastiere e synth. Visti i lunghi tempi di gestazione del disco, comprendente brani scritti e concepiti a distanza anche di un bel po’ di anni, è facile intuire come questi possano essere piuttosto eterogenei, ma ci sembra di poter dire anche difficili da catalogare. C’è senz’altro una componente prog, qualcosa di art rock, di rock atmosferico, qualche venatura gothic, qualche incursione nello space rock (come nel caso di “Shadowplay”), qualche riff metal, poco o nulla di avantgarde: in verità, si fa fatica a trovare una definizione per il genere proposto, non tanto perché si tratti di qualcosa di straordinariamente innovativo, ma probabilmente proprio per le modalità (a cui facevamo accenno sopra) con cui il disco è stato concepito e scritto. “The Waving Flame of Oblivion” è un po’ come un continuo ed intenso fluire di emozioni, che sono state raccolte nel tempo e cristallizzate, poi in qualche modo rielaborate, dando forma a determinate idee e visioni musicali dell’autore. Non possiamo dire che ne sia risultato un disco di facile ascolto o adatto a chiunque, anche perché proprio per la sua eterogeneità non è facile che incontri gli stessi gusti e gli stessi favori da parte dell’ascoltatore per tutta la sua durata: merita però di avere un approccio, un tentativo di aggancio verso il percorso sonoro tracciato dall’autore. Da parte nostra, non ci ha convinto particolarmente la scelta di inserire delle lunghe parti recitate: in ben quattro brani, infatti, sono stati inclusi testi di poeti e scrittori come Ezra Pound, Antonin Artaud, Dylan Thomas e T.S. Eliot (peraltro con le autentiche registrazioni delle loro voci), ma questi non sembrano funzionare sempre bene, finendo per essere un sottofondo piuttosto monotono e in una certa misura anche preponderante, che fa perdere di vista l’aspetto musicale e fa venire meno quell’impianto emotivo ed atmosferico che altrove sembra invece funzionare decisamente meglio. In tal senso, sarebbe stato piuttosto a nostro avviso preferibile inserire delle parti cantate, che avrebbero potuto invece “incastrarsi” più facilmente con l’aspetto prettamente musicale. Non sappiamo se il progetto avrà un seguito ma possiamo ipotizzare che, se così sarà, si tratterà di un lavoro più strutturato, con una dimensione stilistica meglio definita. Al momento, resta il fatto che “The Waving Flame of Oblivion” è un disco molto sui generis, al quale vale la pena però di accostarsi e dare una chance.

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