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Dimmu Borgir - Carmina Burana del terzo millenio Dimmu Borgir - Carmina Burana del terzo millenio

Dimmu Borgir - Carmina Burana del terzo millenio

recensioni

titolo
Eonian
etichetta
Nuclear Blast
Anno

LINE UP:

Shagrath – voce, tastiere e sintetizzatori

Galder – chitarra solista, cori

Erkekjetter Silenoz – chitarra ritmica, cori

Daray – batteria

Brat – tastiere

Cyrus – basso

 

Dimmu Borgir: “Eonian”

Track list:

01. The Unveiling

02. Interdimensional Summit

03. Ætheric

04. Council Of Wolves And Snakes

05. The Empyrean Phoenix

06. Lightbringer

07. I Am Sovereign

08. Archaic Correspondence

09. Alpha Aeon Omega

10. Rite Of Passage

opinioni autore

 
Dimmu Borgir - Carmina Burana del terzo millenio 2018-05-26 09:14:18 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
4.5
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    26 Mag, 2018
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Se Carl Orff (il compositore dei Carmina Burana, la colonna sonora di Excalibur) avesse vissuto ai giorni nostri, credo che avrebbe voluto comporre lui questa opera al nero dei Dimmu Borgir.
I signori del Nero Castello norvegese, si ripresentano nei nostri peggiori incubi ancora più epici, ancora più maestosi, ancora più sinfonici, ancora più misterici, ancora più mastodontici, ancora più maligni.
Poco importa se hanno già fatto più volte storcere il naso ai loro fans della prim’ora: l’evoluzione iniziata illo tempore è continuata e continua imperterrita, con buona pace di chi avrebbe preferito un atteggiamento più radicale ed integralista.
In Eonian si respira male e cattiveria a pieni polmoni, anche se con sensazioni più variegate rispetto a quelle quintessenziali dei loro esordi.
La voce di her Shagrat continua a tirarci via la pelle per quanto è graffiante e maledetta, supportata da cori degni delle migliori saghe noir nordiche, le partiture di tastiere e pianoforte si appalesano vieppiù classicheggianti e dedite ad aperure sinfoniche. Le asce e la sezione ritmica, che ve lo dico a fare…
Tutta la band, comunque, fornisce un ulteriore prova di estrema compattezza, donandoci l’ennesima perla nera da incastonare nel novero dei diademi black metal di tutti i tempi.
Le atmosfere ricreate in questo album sono molto più orientate verso il Medioevo della peste nera, periodo storico in cui chi ascolta viene ineluttabilmente catapultato, ingenerandogli l’istinto di correre una disgraziata gimcana tra gli untori con l’animo colmo di angoscia ma nutrendo una recondita speranza di sopravvivenza.
Speranza vana, perché questa fatica dei Dimmu Borgir non fa prigionieri.
Max “Thunder” Giangregorio

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