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Luci e qualche ombra in questo secondo lavoro degli statunitensi Apocrophex Luci e qualche ombra in questo secondo lavoro degli statunitensi Apocrophex

Luci e qualche ombra in questo secondo lavoro degli statunitensi Apocrophex

recensioni

titolo
Æternalis
etichetta
Autoproduzione
Anno

LINE UP: 
Pete Colucci - vocals 
Justin Buell - guitars, bass 
Kévin Paradis - drums (session)

TRACKLIST: 
1. Where Temples are Older than Trees [05:08] 
2. Impanted Genesis [06:10] 
3. Thwarting Dogma [06:00] 
4. The Oracle Room [05:32] 
5. Sovereign Symbol [05:24] 
6. Pareidolia [04:01] 
7. A Sentient Edifice [03:22] 
8. Neglected Megalith [07:32] 

Running time: 43:09 

opinioni autore

 
Luci e qualche ombra in questo secondo lavoro degli statunitensi Apocrophex 2018-06-03 13:35:04 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    03 Giugno, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

A tre anni di distanza dal debutto intitolato "Suspended from the Cosmic Altaar", tornano con un nuovo album gli statunitensi Apocrophex, duo del New Jersey formato da Pete Colucci alla voce e Justin Buell a chitarre e basso, che si avvalgono di un session alla batteria di tutto rispetto: Kévin Paradis (Benighted, Agressor). E' un Technical Death Metal dalle forti tinte cupe quello offerto dal duo del Jersey, uno stile in cui non mancano riferimenti sia alla frangia tecnica statunitense (Suffocation in primis) che alla scuola canadese (Cryptopsy), ma che ha in plumbee atmosfere quello che probabilmente il punto di forza.

"Æternalis", uscito autoprodotto lo scorso 18 maggio, è alla fine dei conti un buon disco, per quanto non sia scevro di qualcosa di migliorabile qua e là. Più che altro, magari solo in fase di produzione: sarebbe bastato avere i volumi delle voci giusto un filo più alti, visto che in questo modo un po' vanno a perdersi e facilitano la sensazione di "pastoso" che si ha ascoltando i quasi 3/4 d'ora di questo lavoro. D'altra parte, però, gli Apocrophex dimostrano di saperci fare, tanto in fase di songwriting che con gli strumenti in mano: dall'ottimo growl di Colucci, passando per il lavoro alle corde di Buell, ben coadiuvati poi da un fenomeno dietro le pelli quale è Kévin Paradis. Con brani tutti ampiamente sopra la sufficienza - sempre al netto di una produzione che è poco sotto la sufficienza -, gli Apocrophex dimostrano sì quanto tecnicamente siano ineccepibili, ma anche che c'è ancora da lavorare un po' per raggiungere un grado di maturità di scrittura che possa essere sullo stesso piano dell'innata tecnica dei nostri; spesso infatti sembrano quasi perdersi in passaggi che sembrano essere "in più", che non aggiungono nulla all'economia del brano, ma che anzi sembrano confusionari: vedi la parte centrale di "Thwarting Dogma". Ah.. e aggiungo che quelle clean vocals come in "The Oracle Room" proprio no, non vanno.

Ripeto, non è assolutamente un lavoro da buttare questo "Æternalis" degli Apocrophex, ma come avrete capito, la band americana deve cercare di affilare ulteriormente le proprie armi: il loro lavoro è sì un assalto all'arma bianca, ma è come se in qualche modo il taglio non fosse affilato per bene. Una produzione meno confusionaria e meno passaggi che sembrano esser messi lì per far vedere che bravi musicisti sono, e ci potremmo ritrovare per le mani una band Technical Death pronta al salto di qualità.

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