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Metal moderno dalla Russia: terzo disco per i Tantal Metal moderno dalla Russia: terzo disco per i Tantal

Metal moderno dalla Russia: terzo disco per i Tantal

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gruppo
titolo
Ruin
etichetta
Autoproduzione
Anno

1. Constant Failure
2. Denial
3. Torn Inside
4. Drained
5. Torpid
6. A Hopeful Lie
7. Low
8. Ruin
9. Tears Of Yesterday
10. The Awakening

opinioni autore

 
Metal moderno dalla Russia: terzo disco per i Tantal 2018-06-11 08:35:44 ENZO PRENOTTO
voto 
 
2.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    11 Giugno, 2018
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E’ tempo di terzo album anche per i russi Tantal. Il quartetto di Mosca nato nel 2005 comprende musicisti che arrivano da parecchie esperienze e collaborazioni tra i quali Arkona, Everlost, U.D.O. ed Epidemia. Dopo diverse date ed aperture a bands di un certo calibro esce Ruin, il disco numero tre che dovrebbe dimostrare la piena maturità. Numerose sono le influenze che si infiltrano nel metal moderno proposto dalla band dell’Est Europa ma bisogna andare con ordine per capire al meglio la situazione.

Uno dei più grossi problemi del metal moderno è la povertà di idee nonché di un livello di scrittura spesso a livelli che sfiorano la decenza. I Tantal cercano nella maniera migliore di dimostrare quanto valgono e fortunatamente qualcosa di discreto emerge anche se poco. Di buono va detto subito è il lavoro sulla melodia che rende i brani piacevoli soprattutto nel lavoro della chitarra oltre che alle vocals femminili che tutto sommato si lasciano ascoltare. I dolori veri e propri sopraggiungono dopo in quanto riff, parti ritmiche, linee vocali sembrano fatti con lo stampino. Tutto sa di già sentito come ad esempio Arch Enemy (“Constant Failure”) o Evanescence (“A Hopeful Lie”) ma andando oltre ci si ritrova nel classico uso e abuso di giri compressi di chitarra con lo stesso suono ascoltato 3000 volte e sezione ritmica che si ispira al solito metalcore/new metal senza tirare fuori un minimo di personalità. Qualche leggero colpo di coda ci sarebbe anche come la gotica “Denial” con le sue tastiere malinconiche oppure l’interessante “Ruin” dalle tinte elettroniche che mostrano una leggera volontà di offrire qualcosa di più. Ciò però è davvero poco. Le canzoni faticano a restare in testa tranne forse nei pezzi più lenti come “Drained” e “Torpid” dove le melodie sono più intense.

In definitiva il disco è sufficiente e finisce in quel limbo pieno di innumerevoli release insapori, incapaci di trovare il loro posto se non per compiacere i fanatici delle emozioni semplici e forti come un film tutto di effetti speciali. Ancora non ci siamo.

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