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Mescolare i generi a volte non basta: The Fifth Age of Man dei Dystersol Mescolare i generi a volte non basta: The Fifth Age of Man dei Dystersol

Mescolare i generi a volte non basta: The Fifth Age of Man dei Dystersol

recensioni

gruppo
titolo
The Fifth Age of Man
etichetta
Wormholedeath Records
Anno

1. Fifth Age of Man
2. Life amongst the Ruins
3. Down to Nothing
4. End of the Fall
5. Winterking
6. Tragedy of the gifted Ones
7. Night of the Hunter
8. Children of the Wasteland
9. Beyond Blood
10. Olimpia
11. Comforting the Soulless
12. PsychoPath
13. Danse Macabre
14. End Game

opinioni autore

 
Mescolare i generi a volte non basta: The Fifth Age of Man dei Dystersol 2018-06-11 08:49:08 ENZO PRENOTTO
voto 
 
2.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    11 Giugno, 2018
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I Dystersol, formatisi nel 2013 sono una band austriaca che, dopo il primo album Welcome the Dark Sun uscito nel 2014, arriva alla seconda ed importante tappa con il nuovo disco chiamato The Fifth Age of Man. Il recente lavoro è un mastodontico viaggio di 14 tracce (forse troppe) che si basa su di un metal decisamente moderno con tematiche basate sulla mitologia pur non trattandosi di un concept. Di base lo stile verte sul metalcore/death metal con spruzzate sinfoniche che vorrebbero ampliare il panorama sonoro ma che, come si vedrà in seguito, non ha portato ai risultati sperati.

Fin dalla prima traccia e titletrack “Fifth Age of Man” si percepisce che qualcosa non va. Il miscuglio di symphonic metal e metal estremo è fin troppo grezzo e poco incisivo anche se c’è qualche buona idea melodica (non a caso si sente la presenza dei Septic Flesh). Il lavoro chitarristico, compresso all’inverosimile, spesso si inceppa e risulta davvero povero di idee e di ispirazione (le banali “Beyond Blood” o “Olimpia”) e la sezione ritmica non aiuta particolarmente grazie anche ad un mixing davvero infelice che valorizza solo la batteria con suoni troppo alti. Alcuni episodi sparsi avrebbero anche qualche idea discreta come “Down to Nothing” che ha qualcosa degli Epica o la pagan/black metal oriented “Tragedy of the Gifted Ones” ma hanno troppo poco al loro interno per farsi ricordare a lungo termine. Stessa sorte capita a tracce più ritmate e dal groove acceso come “End of the Fall” o l’interessante “Winterking” (che mescola un guitar work post-thrash, sfumature epiche, ultimi Satyricon ed interessanti vocals femminili) che rimangono schiacciate da tanta mediocrità generale e da una voglia di dare troppo in tempi brevi.
Da dimenticare invece brani come “Night of the Hunter” infarcita di tastiere orchestrali ed intermezzi sognanti, distrutte però da un approccio al limite del black’n’roll che non centra per niente rovinando tutto nel giro di poco.

Purtroppo la band pur avendo qualche buona intuizione non ha ancora le basi e le capacità per metterle in pratica come vorrebbe. Un disco che può lasciarsi ascoltare per una volta ma poi cade in fretta nel dimenticatoio. Per ora rimandati.

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