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Per gli austriaci Richthammer un disco senza infamia e senza lode Per gli austriaci Richthammer un disco senza infamia e senza lode

Per gli austriaci Richthammer un disco senza infamia e senza lode

recensioni

titolo
Ascheland
etichetta
Studio Hundert Records
Anno

LINE UP: 
Florian Fangmeyer - vocals, guitars 
Manuel Schumach - guitars 
Patrick Steinmassl - bass 
Thomas "Hombo" Kohlnberger - drums 

TRACKLIST: 
1. Vorwort [01:43] 
2. Vorbote [03:09] 
3. Schattenzucht [03:04] 
4. Zeugnis der Gier [05:04] 
5. Vormarsch [03:38] 
6. Fleischlicher Widerstand [04:11] 
7. Todgeweiht [03:47] 
8. Gescheitert und Verloren [05:02] 
9. Gnade ist Tod [03:37] 
10. Die Zerstörung [03:51] 
11. Ascheland [04:52] 

Running time: 41:58 

opinioni autore

 
Per gli austriaci Richthammer un disco senza infamia e senza lode 2018-06-19 14:16:21 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    19 Giugno, 2018
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Secondo album per gli austriaci Richthammer, band Death/Black che vede la luce nel 2009 e che dopo una serie di partecipazioni a compilation debutta nel 2013 con "Gemartert Geschunden Verheert". Passano dunque cinque anni ed un paio di cambi di line up prima che il quartetto ritorno all'opera con questo "Ascheland", prodotto da Jay Hundert con la sua Studio Hundert Records.

Con sonorità derivanti soprattutto da quelle di fine anni '90-inizio del nuovo secolo, i Richthammer mettono sul piatto un discreto lavoro; rispetto a molte band Death/Black che puntano soprattutto a colpire con estrema e velocissima ferocia, la band austriaca predilige un impatto meno "rapido" ma più duro. Ciò non vuol dire che non ci siano episodi del primo caso, vedi ad esempio "Vormarsch", ma c'è da dire che per quanto mi riguarda il meglio dei Richthammer lo possiamo sentire in brani come "Zeugnis der Gier", con i suoi marziali mid tempos pesanti come macigni, in cui possiamo trovare elementi che rimandano allo Swedish Black dei Dark Funeral. Chitarre taglienti ed una sezione ritmica dura e martellante fanno da tappeto al lavoro vocale "old school" di Florian Fangmeyer, le cui harsh vocals difficilmente si attestano su un growl "puro" o su screamin' vocals. Unici due piccoli nei di questo "Ascheland": una produzione forse un po' troppo pastosa e - ma questo è un problema più che altro alle nostre latitudini - l'uso del solo tedesco.

"Ascheland" è un disco che merita agevolmente la sufficienza. Ma, purtroppo per i Richthammer, non più di questo. Il lavoro della band austriaca è uno di quelli cui un ascolto lo si può dare e che probabilmente lascerà abbastanza soddisfatti, ma che allo stesso modo potrebbe finire nel dimenticatoio con altrettanta facilità, non lasciando nulla che sia veramente memorabile

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