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Con "Exiler" i Construct of Lethe realizzano un lavoro monolitico Con "Exiler" i Construct of Lethe realizzano un lavoro monolitico

Con "Exiler" i Construct of Lethe realizzano un lavoro monolitico

recensioni

titolo
Exiler
etichetta
Everlasting Spew Records
Anno

LINE UP: 
Dave Schmidt – vocals
Tony Petrocelly – guitars, bass
Patrick Bonvin – guitars
Kévin Paradis – drums (session) 

TRACKLIST: 
1. Rot of Augury [04:49]
2. A Testimony of Ruin [05:27]
3. The Clot [05:59]
4. Soubirous [07:19]
5. Fugue State [07:37]
6. Terraces of Purgation (feat. Enrico H. Di Lorenzo) [05:10]
7. Fester in Hesychasm [05:51]

Running time: 42:12 

opinioni autore

 
Con "Exiler" i Construct of Lethe realizzano un lavoro monolitico 2018-06-20 17:23:06 Daniele Ogre
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    20 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 20 Giugno, 2018
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Ha quasi dell’incredibile come sia cresciuta in così poco tempo la nostrana Everlasting Spew Records. L’etichetta bresciana è infatti cresciuta esponenzialmente d’uscita in uscita, con produzioni sempre di livello qualitativo elevato, tanto che pian piano sta diventando un’etichetta di riferimento in Europa per quanto riguarda il Death Metal. Ultimo colpo in ordine di tempo è rappresentato dai Construct of Lethe, band americana che arriva con questo “Exiler” alla pubblicazione del proprio secondo album. Secondo album sì, ma con questo monicker, visto che la band è stata attiva dal 2001 al 2006 col nome Bethledeign e dal 2006 al 2010 come Xaoc. Ed è proprio per pubblicare materiale scritto e mai registrato delle due suddette incarnazioni (ed anche qualcosa dei Dead Syndicate), che Tony Petrocelly ha formato, con alla voce il fido compagno Dave Schmidt, questo nuovo progetto che può già vantare una maturità compositiva invidiabile.

Già dalle prime note dell’opener “Rot of Augury”, infatti, ci si rende conto di come i Construct of Lethe abbiano trovato una dimensione più personale: restano sempre influenze provenienti da gruppi come Hate Eternal e Morbid Angel, ma grazie ad un ottimo lavoro di songwriting ed arrangiamento la band statunitense riesce ad imprimere il proprio marchio alle composizioni. Impressiona soprattutto, con lo scorrere dell’album, l’incredibile lavoro fatto per le chitarre: tra assoli melodici, riff granitici e passaggi squsitamente tecnici, la premiata ditta Petrocelly/Bonvin offre una prestazione mostruosa; come mostruosa è la sezione ritmica, col martellante basso sempre di Tony Petrocelly ed una batteria semplicemente mastodontica! Ma quest’ultima cosa non dovrebbe stupire, visto che dietro le pelli si siede, in qualità di session, Kévin Paradis dei Benighted. Un Paradis semplicemente perfetto in tutto il disco, ma che si segnala soprattutto per la fantastica prestazione in “Soubirous”. “Exiler” è comunque un album il cui ascolto stupisce sempre più col passare dei minuti, e che raggiunge il proprio apice con “A Testimony of Ruin” e “Fugue State”, due brani costruiti maggiormente su ritmi lenti ed in cui si può godere più che negli altri brani presenti nel disco di una scrittura quanto mai perfetta. Soprattutto “Fugue State”, che tra arpeggi dal mood quasi inquetante ed un’interpretazione vocale di Dave Schmidt che rasenta la perfezione, vale quasi da sola l’acquisto.

“Exiler” va a rappresentare una delle più piacevoli sorprese dell’anno fino ad ora. Con quest’album i Construct of Lethe ci regalano una quarantina di minuti di ottimo Death Metal e, soprattutto, dimostrano di potere essere considerati (e DOVER essere considerati) tra le più interessanti realtà del panorama estremo.

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