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Kalmah: Tutto secondo copione ma a noi va benissimo così Kalmah: Tutto secondo copione ma a noi va benissimo così

Kalmah: Tutto secondo copione ma a noi va benissimo così

recensioni

gruppo
titolo
Palo
etichetta
Spinefarm Records
Anno

01. Blood Ran Cold

02. The Evil Kin

03. The World Of Rage

04. Into The Black Marsh

05. Take Me Away

06. Paystreak

07. Waiting In The Wings

08. Through The Shallow Waters

09. Erase And Diverge

10. The Stalker

 

Line up 

Pekka Kokko: Vocals, Guitars

Antti Kokko: Lead Guitars

Timo Lehtinen: Bass

Janne Kusmin: Drums

Veli-Matti Kananen: Keyboards

opinioni autore

 
Kalmah: Tutto secondo copione ma a noi va benissimo così 2018-06-20 18:31:42 Gianni Izzo
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Gianni Izzo    20 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 20 Giugno, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

A cinque anni dal buonissimo “Seventh Swamphony”, tornano i Kalmah con un altro altrettanto buon lavoro. Da sempre destinati ad essere considerati i fratelli più piccini dei Children Of Bodom, a causa di un sound troppo derivativo accalappiato dai connazionali, dobbiamo anche dire che, sebbene la band dei fratelli Kokko, non sia mai stata in grado di scrivere un capolavoro come lo fu “Hatebreeder”, non ci ha neanche mai fatto salire il bestemmione selvaggio dal profondo del cuore a causa di schifezze sonore invereconde. E questo è un fatto.

I lavori dei Kalmah non sono mai scesi sotto la sufficienza, forse molte loro composizioni talvolta sembrano scritte con il pilota automatico, ma escono fuori bene.
"Palo" quindi non si discosta dal buon trend a cui ci ha abituato la band finlandese. Abbiamo una prima parte che racchiude una manciata di ottimi brani: l’opener, “The Evil Kin” hanno tutti gli ingredienti che ti aspetti da un brano di metal estremo con quell'atteggiamento battagliero, dosando melodie e potenza. Accanto a queste, abbiamo dei pezzi più oscuri ed estremi, come le ottime "The World Of Rage" e "Into The Black Marsh".
Poi i Kalmah sanno spezzare i ritmi con contrappunti pianistici, e sanno rendere il proprio sound bombastico con gli azzeccati tappeti di tastiere, strizzano l’occhio anche a trame musicali dai tempi più dilatati e dall'atteggiamento più easy listening con “Take Me Away”, per poi tornare al proprio sound più granitico in una seconda parte del disco, meno memorabile della prima, che forse soffre troppo di ripetitività compositiva, ma che alla fin fine si lascia ascoltare.
"Palo" sarà anche uno di quegli album di cui in realtà si potrebbe già predire tutto ancor prima di ascoltarlo, ma se non avete pretese particolari di originalità e amate del buon melodic death di stampo nordico ed eroico, è un lavoro più che discreto, come sempre. Buon per i Kalmah, buon per noi.

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