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Gli Shylmagoghnar riescono a rendere interessante un lavoro che rischiava di essere un vero e proprio mattone

recensioni

titolo
Transience
etichetta
Napalm Records
Anno

LINE UP: 
Skirge - vocals 
Nimblkorg - guitars, bass, drums, synths, vocals 

TRACKLIST: 
1. Transience [12:10] 
2. The Dawn of Motion [07:45] 
3. As All Must Come to Pass [07:06] 
4. This Shadow of the Heart [04:09] 
5. The Chosen Path [06:02] 
6. No Child of Man could Follow [12:00] 
7. Journey Through the Fog [10:09] 
8. Life [13:29] 

Running time: 1:12:50 

opinioni autore

 
Gli Shylmagoghnar riescono a rendere interessante un lavoro che rischiava di essere un vero e proprio mattone 2018-07-14 18:31:58 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    14 Luglio, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

"Transience" è il secondo album per gli Shylmagoghnar, duo olandese che era riuscito a farsi notare già con l'ottimo debutto autoprodotto di quattro anni fa, "Emergence". La bontà della proposta di Skirge e Nimblkorg è sottolineata, direi, dall'etichetta che li ha presi sotto contratto e ha prodotto questa loro secondo fatica: Napalm Records. Label di tutto rispetto quella austriaca (basti vedere il roster), abituata ad una qualità di certo elevata: cosa quindi ha convinto la Naplam a produrre gli Shylmagoghnar? Ci ritorniamo: la validità della proposta del duo olandese.

Fautori di un sound chilometrico quanto il loro nome - Progressive/Atmospheric Melodic Blackened Death Metal -, gli Shylmagoghnar hanno colpito, come detto, già dal loro disco di esordio grazie ad una serie di meriti che non solo vengono confermati in "Transience", ma vengono anzi accresciuti. Dall'ottima tecnica strumentale (in questo caso, diciamolo, del solo Nimblkorg) alle ispiratissime lyrics di Skirge, Dalle atmosfere plumbee alla rocciosa melodia che permea l'operato della band che molto, moltissimo, ricordano gli Insomnium. E sono soprattutto i fans di questi ultimi - e dei Be'lakor - che drizzeranno le orecchie già dai primi istanti di "Tansience". Con un intro orchestrale dal sapore quasi cinematografico, la title-track ci prende per mano per cominciare questo lunghissimo viaggio di oltre un'ora di durata. Il grosso merito dei due musicisti olandesi è riuscire a rendere interessante ogni momento di quest'opera, nonostante il rischio si possa arrivare alla seconda parte del disco con addosso una certa 'stanchezza'; persino brani dall'enorme durata come la già citata "Transience" riescono ad affascinare l'ascoltatore, cosa che si ripropone nella tripletta finale (da qui il discorso sulla seconda parte dell'album di pochi righi sopra).

Non è assolutamente facile da digerire questo secondo disco degli Shylmagoghnar, siamo chiari subito su questo: c'è il rischio, se non si resta ammaliati dall'operato dei nostri, di chiamarsi una pausa a metà dell'ascolto... e questo, credetemi, sarebbe un peccato. Vero, abbiamo qui un pezzo come "The Dawn of Motion" che è un mattone strumentale da quasi 8 minuti, ma sfido chiunque non apprezzi la buona musica a non restarne quasi incantato, attento a cogliere le varie sfumature che gli Shylmagoghnar ci offrono, che siano melodie à là Insomnium e sfuriate blackeggianti come in "As All Must Come to Pass".

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