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Un lavoro ritualisticamente teatrale per i finlandesi Khanus Un lavoro ritualisticamente teatrale per i finlandesi Khanus

Un lavoro ritualisticamente teatrale per i finlandesi Khanus

recensioni

gruppo
titolo
Flammarion
etichetta
I, Voidhanger Records
Anno

LINE UP: 
Sovereign - vocals, guitars, bass 
Meltiis - soprano vocals 
LordT - drums 

TRACKLIST: 
1. The Serpent's Harvest (Darkthrone Cover) [07:10] 
2. A Timeless Sacred Art [05:40] 
3. Titan Souls [04:35] 
4. Ageless [05:21] 
5. The Uncreated [06:12] 
6. Secular Spiritual Existence [06:51] 
7. Surrupu [03:46] 
8. Magick and Numbers [06:02] 

Running time: 45:37 

opinioni autore

 
Un lavoro ritualisticamente teatrale per i finlandesi Khanus 2018-07-24 09:13:21 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    24 Luglio, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Formatisi nell'agosto del 2015, i finlandesi Khanus pubblicano su I, Voidhanger Records il loro debut album, "Flammarion", a due anni di distanza dal discreto debutto assoluto, l'EP "Rites of Fire". La magia, il simbolismo, le conoscenze esoteriche, le antiche superstizioni, i riti derivanti dall'antica religione pagana sono i temi affrontati dalla band di Oulu, fautrice di un old school Black/Death che si riversa in sonorità crude e feroci ed una produzione che rispecchia i canoni dell'estremo scandinavo dei 90's; stilisticamente, li potremmo accostare i Darkthrone (nome che incontreremo di nuovo dopo) e, soprattutto, Bölzer.

E' comunque proprio la produzione 'vintage' l'unico difetto - per chi vi scrive - di questo lavoro. Sul piano strumentale, Sovereign (chitarre e basso, oltre che voce) e LordT (batteria) pur non portando nulla di nuovo sotto il sole, offrono una prestazione più che buona in cui spicca soprattutto un drumming intenso e nervoso. Ma intensa è anche la prova vocale di Sovereign, che alterna ad un discreto growl delle teatrali parti spoken che rendono giustizia alle tematiche dei Khanus. La band sorprende già dalle prime note dell'album, dato che il via è dato da una cover: la reinterpretazione di "The Serpent's Harvest" dei Darkthrone (da "Total Death" del '96). L'album prosegue poi tra alti e bassi: per una buonissima "A Timeless Sacred Art" abbiamo una "Titan Souls" che non convince o una "Ageless" il cui primo minuto lascia alquanto sconcertati; fortunatamente quest'ultima si riprende in corso d'opera, divenendo un brano furioso che raggiunge il massimo del climax con l'accostamento tra il growl del cantante con la voce lirica di Meltiis. La seconda metà segue la stessa linea fatta di luci (oscure, of course) ed ombre, con passaggi brutali e taglienti e momenti quasi ritualistici.

Alla fine dei conti, possiamo affermare che tutto sommato "Flammarion" dei Khanus un ascolto lo merita anche, ma è anche vero che c'è di molto meglio in giro; il rischio quindi che un lavoro come questo finisca in tempi brevi nel dimenticatoio può esserci, ma nonostante ciò non me la sento affatto di bocciare il lavoro dei Khanus, che, si attesta comunque su una comoda sufficienza.

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