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I Derdian sono la dimostrazione lampante della cecità del music business I Derdian sono la dimostrazione lampante della cecità del music business Hot

I Derdian sono la dimostrazione lampante della cecità del music business

recensioni

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"DNA"
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Autoproduzione
Anno

 

TRACKLIST:

1. Abduction

2. DNA

3. False flag operation

4. Never born

5. Hail to the masters

6. Red and white

7. Elohim

8. Nothing will remain

9. Fire from the dust

10. Destiny never awaits

11. Frame of the end

12. Part of this world

13. Ya nada cambiara

 

 

LINE-UP:

Enrico “Henry” Pistolese – Guitars, Vocals

Salvatore Giordano – Drums

Marco “Garry” Garau – Keyboards

Dario Radaelli – Guitars

Marco Banfi – Bass

Ivan Giannini - Vocals

opinioni autore

 
I Derdian sono la dimostrazione lampante della cecità del music business 2018-07-26 15:18:13 Ninni Cangiano
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    26 Luglio, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ci sono dischi di fronte ai quali basta un solo ascolto per rendersi conto di avere tra le mani un piccolo capolavoro; purtroppo questo non succede spesso ma, quando si ha a che fare con i Derdian, le probabilità in tal senso aumentano vertiginosamente. La band lombarda non ha mai sbagliato un colpo ed, anche questa volta, si presenta con un disco, intitolato “DNA”, semplicemente strepitoso. Ciò che stupisce ancora una volta è che i Derdian siano stati costretti nuovamente all’autoproduzione; possibile che non ci sia una label seria che si renda conto delle notevoli potenzialità di questa band e proponga loro un valido contratto? Davvero non finisco mai di sorprendermi della cecità del music business che ci ammorba di immondizie musicali e non si accorge di simili gemme nascoste. Ma torniamo al disco che è composto da 11 pezzi (di cui uno proposto anche in due diverse lingue, inglese e spagnolo, rispettivamente intitolate “Nothing will remain” e “Ya nada cambiara”), cui si aggiunge una breve intro che è una sorta di mini-ouverture classica e che, contrariamente a quanto accade di solito, non è poi così inutile. Il sound dei Derdian è come sempre ancorato al power sinfonico, ma questa volta ha anche diverse variazioni. In primis bisogna notare un accresciuto protagonismo delle tastiere del mitico Marco “Garry” Garau, vero e proprio valore aggiunto al sound. Ma ci sono anche influenze diversissime, dalla rhapsodyana “Hail to the masters”, alla blueseggiante “Elohim” la cui parte centrale sorprende notevolmente per le proprie digressioni davvero distanti dal classico power metal; non mancano richiami al neoclassicismo con, ad esempio, “Part of this world”. Ma è tutto il disco che convince pienamente, senza una nota fuori posto o nemmeno un attimo che sia qualitativamente inferiore all’eccezionale, suonato e cantato in maniera sopraffina. “DNA” è un disco che può creare dipendenza in chi l’ascolta, soprattutto se siete fans del power sinfonico; personalmente credo che sarà difficile per chiunque nel 2018 riuscire a far meglio dei Derdian. Concludo con una frase tanto cara ad un famoso recensore del passato: “Buy or die!!”

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