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"Consumed by Oblivion" dei Void Rot: un buon lavoro non supportato pienamente dalla produzione "Consumed by Oblivion" dei Void Rot: un buon lavoro non supportato pienamente dalla produzione Hot

"Consumed by Oblivion" dei Void Rot: un buon lavoro non supportato pienamente dalla produzione

recensioni

gruppo
titolo
Consumed by Oblivion
etichetta
Everlasting Spew Records
Anno

LINE UP: 
John Hancock - vocals, guitars 
Kent Sklarow - guitars 
Craig Clemons - bass 
Will Bell - drums 

TRACKLIST: 
1. Ancient Seed [05:32] 
2. Consumed by Oblivion [04:59] 
3. Celestial Plague [05:24] 

Running time: 15:55 

opinioni autore

 
"Consumed by Oblivion" dei Void Rot: un buon lavoro non supportato pienamente dalla produzione 2018-08-04 16:43:14 Daniele Ogre
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    04 Agosto, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

EP di debutto per gli americani Void Rot, quartetto proveniente da Minneapolis (Minnesota) formatosi nel 2017 e dedito ad un Death/Doom estremamente lugubre e pesante, grazie ad influenze che spaziano tra i primi Hooded Menace - quelli molto meno melodici, per intenderci -, Spectral Voice e Krypts.

Si presentano dunque con questo EP da tre pezzi, i Void Rot. Un prodotto estremamente oscuro, in cui convivono atmosfere plumbee ed una certa ferocia di esecuzione, come possiamo sentire già dall'opening track "Ancient Seed". Come già da questo brano scopriamo quello che è l'unico neo di quest'opera: a differenza delle altre uscite della Everlasting Spew Records, questa volta la produzione non è proprio il massimo, con suoni impastoiati e che diventano caotici nei momenti in cui i nostri spingono maggiormente sull'acceleratore, con la batteria, ad esempio, che quasi scompare. A parte questo, "Consumed by Oblivion" risulta essere comunque un lavoro interessante: specie con i ritmi più dilatati, possiamo sentire come i Void Rot siano a loro agio con la loro proposta, fornendoci di un EP che riesce a risaltare soprattutto per la cupezza del sound. Non male poi, almeno a mio avviso, la scelta di contenere i pezzi in una durata nella norma (5 minuti, 5 e mezzo massimo), ottenendo così di lasciare intatta l'attenzione dell'ascoltatore, che non va a perdersi in lunghi fraseggi che possono sì essere anche affascinanti, ma sempre col rischio di portare ad una certa stanchezza.

Tirando le somme, con una produzione migliore avremmo avuto tra le mani un nero gioiellino, ne sono convinto. Purtroppo proprio i suoni sono la sola cosa che convince meno - e da qui un mezzo voto in meno sul giudizio finale -, ma nonostante ciò i Void Rot possono comunque essere considerati come una discreta novità in ambito Death/Doom: le premesse per poter esplodere, in un futuro prossimo, ci sono tutte.

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