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Panchrysia, ad un passo dal creare un lavoro importante. Panchrysia, ad un passo dal creare un lavoro importante. Hot

Panchrysia, ad un passo dal creare un lavoro importante.

recensioni

titolo
Dogma
etichetta
Satanath Records
Anno

Tracklist:

1. Each Against All

2. Salvation

3. Gilgamesh

4. Kairos

5. War with Heaven

6. Never to See the Light Again

7. 28 Steps

8. Rats

opinioni autore

 
Panchrysia, ad un passo dal creare un lavoro importante. 2018-08-04 18:08:43 Rob M
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Rob M    04 Agosto, 2018
Ultimo aggiornamento: 12 Agosto, 2018
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I Panchrysia son un progetto belga che esiste da parecchio tempo. Le loro uscite discografiche ebbero inizio nel lontano 2000, quasi un ventennio fa. Detto ciò, mi sarei aspettato qualcosa di leggermente meglio dal loro ultimo lavoro "Dogma", un lavoro ben prodotto, ambizioso, ma che non riesce a far gioco forza sullo stile "misto" che la band utilizza. Non mi piace fare il track-by-track dei dischi che ascolto perchè lo trovo spesso inutile per descrivere un album. Tuttavia, in questo caso, lo vedo necessario per dare un quadro piú ampio di come i nostri si muovano da un lato all'altro dello spettro "estremo", senza tuttavia trovare un loro connotamento in maniera costruttiva o per lo meno convincente.
A partire dal riffing portante dell'opener "Each Against All" che viaggia sulla falsa linea del tema di "28 Giorni Dopo" (???) ci si ritrova davanti ad un disco che lascia generalmente nel dubbio. Anzitutto la scelta di porre un brano davvero non troppo "forte" come opener quando tuttavia, all'interno dell'album, ci son canzoni che potrebbero aver fatto al caso. Bello l'assolo sulla seconda parte del brano, interessante la combinazione di black e parti leggermente piú "heavy" come in questo caso ma, a dirla tutta, si potrebbe dare e fare ben oltre ed, una volta ascoltato "Dogma" nella sua totalità, questo discorso risulta esser palese.
La qualità c'è e si sente, ma davvero certe soluzioni non son riuscito a capirle, come nella seconda "Salvation" in cui il mood iniziale riporta alla mente un incrocio raro tra Gojira e Khold, interessante, ma non proprio in linea, né tanto meno necessario accanto al resto del disco. Un brano che risulta essere una mosca bianca all'interno di un lavoro totalmente alieno ad una canzone simile.
La successiva "Gilgamesh" inizia bene e si perde poi sulla parte narrata finale. Interessante la sessione ritmica, ma anche in questo caso, perchè perder tempo con il costruire un'atmosfera simile per poi davvero ridursi a farlo in un brano di meno di cinque minuti, quando proprio questa soluzione viene usata in maniera piú convincente in altre canzoni? La sensazione generale risulta esser quella di voler aggiungere minutaggio, anzichè approffondire la musica in maniera costruttiva e qui un punto a sfavore che sovente viene alla mente durante l'ascolto.
La musica "cambia" nella successiva "Kairos", un brano che avrebbe decisamente colpito piú di "Each Against All". Forse uno dei brani migliori del disco e che davvero ha un interessantissimo sviluppo sia dal punto di vista black (con il riffing conciso e diretto che taglia benissimo la sessione ritmica, capace di mutare tra blast e mid-tempo senza sforzi in maniera interessante), sia dal punto di vista "sperimentale" sulla seconda parte del brano che riesce a perdersi incantevolmente su un finale atmosferico e in cui il duo voce/lead-guitar riesce a costruire un maestoso e decadente scenario.
La seguente "War With Heaven", si avvale di una narrazione che davvero si sarebbe potuta trasformare in un vero e proprio scream o growl, anzichè risultare abbastanza piatta nel contesto. Quando la band infatti si spinge sul lato violento del proprio sound, il risultato è pressochè perfetto. Purtroppo peró, l'avvalersi di una costante comune tra tutti i brani a livello di strutture, trasforma spesso il tutto in un qualcosa di valido, ma non convincente nel complesso collettivo di un album.
"Never To see The Light Again" risulta anch'esso essere un brano interessante, ben strutturato ed ho apprezzato l'inserimento di una canzone simile prima della penultima "28 Steps" che dà spazio ad un brano tra i piú black dell'album ed in cui la band riesce a brillare con la sua vena quasi affine al death che qui è visibile ed ascoltabile in maniera perfetta, con un impatto assolutamente riuscito!
La conclusiva "Rats" è il brano maggiormente influnzato dalla vena sperimentale della band e qui ci si trova davanti ad una vera e propria perla. La tensione rimane alta, anche là dove la band si avvale di soluzioni già usate nei brani precedenti - ancora una volta nella struttura del brano - che tuttavia risultano essere espanse a dovere come se infine i nostri abbian capito come usare la formula che han inventato e usato per la maggiorparte dei quaranta minuti di musica ascoltati.
Nel complesso "Dogma" diventa un altalenante mutare che si avvale del lato black come cavallo di battaglia, mentre cerca di trovare il proprio cammino tra momenti maggiormente lungimiranti. Se da un lato i nostri riescon a presentarsi come una band capace di colpire per la propria violenza, dall'altro l'incapacità di tenere alta la tensione durante la totalità dell'album riduce le possibilità per questo disco di diventare un lavoro importante. Strutturalmente i nostri si appoggiano su soluzioni spesso "abusate", laddove si potrebbe decisamente sperimentare di piú ed invece la pigrizia trova terreno fertile. Come se ci fosse la volontà di uscire dal seminato, ma senza troppi sforzi, "Dogma" rimane un lavoro valido a metà. Un lavoro che potenzialmente sarebbe potuto divenire un disco tra i piú interessanti dell'anno, diventa cosí un titolo tra tanti. Valido? Senza ombra di dubbio, tuttavia non indimenticabile.

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