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Megachurch: troppo caotici Megachurch: troppo caotici Hot

Megachurch: troppo caotici

recensioni

titolo
“Judgment day”
etichetta
Stressed Sumo Records
Anno

 

TRACK LIST

1. Resurrection

2. Teabaggers

3. Receive it

4. Battle hymn of the republican

5. Speak in tongues

6. My father’s dignity

7. We are all witnesses

8. Judgment day

9. The second coming

10. The gay agenda

11. Exorcism

 

LINE UP

Mikey Baranick (bass)

Brian Michael Hill (bass)

Dan Price (drums)

opinioni autore

 
Megachurch: troppo caotici 2013-01-12 19:03:55 Ninni Cangiano
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    12 Gennaio, 2013
Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio, 2013
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il termine “Megachurch” va ad indicare le chiese protestanti di grandi dimensioni, con un minimo di 2000 membri, per lo più evangeliche, molto popolari negli Stati Uniti ed i Megachurch provengono proprio dagli U.S.A., dall’Ohio per essere precisi. Questo “Judgment day” (con una copertina orrenda!) è il loro secondo album ed è arrivato a nostra disposizione solamente pochi giorni fa, nonostante risalga a metà 2011; proprio in questo periodo infatti, la Stressed Sumo Records lo sta promuovendo, dato che ne pubblicherà una ristampa nel mese di febbraio, con tre bonus tracks (che credo siano le ultime tre della track-list). Il genere suonato dai Megachurch è molto particolare, forse per il fatto che ci sono ben due bassisti in formazione ed, a quanto pare, nessun chitarrista; non ho informazioni nemmeno su chi sia il cantante. Ma torniamo allo stile della band americana che è un heavy/thrash dai forti influssi punkeggianti, decisamente strano ed alienante ma che almeno ha il non comune pregio di essere originale. Purtroppo, se appunto non difetta in originalità, ciò che ho trovato carente è l’orecchiabilità; il sound dei Megachurch è infatti estremamente caotico e confusionario ed, a volte, si fatica persino a trovare un filo conduttore all’interno dei singoli brani. Forse questo è l’intento della band, creare un caos sonoro particolare e di non facile assimilazione, per non essere accostati ad altri e rendere il proprio messaggio musicale non comune. Se dovessi limitare il mio giudizio solo a questo, sicuramente il voto sarebbe positivo; resta il fatto che ci sono anche altri parametri, come la fruibilità del prodotto, lo stile del cantato (se tale si può definire, dato che quasi sempre sono registrazioni di semplici discorsi) e, sotto questi punti di vista, si può, anzi “si deve” migliorare alquanto. Confesso di aver faticato ad arrivare fino in fondo all’ascolto di questo “Judgment day”, nonostante il ritmo imposto dalla batteria del buon Dan Price sia indubbiamente frizzante e veloce e la tecnica dei due bassisti sia notevole. Non mi sento, quindi, almeno questa volta di promuovere questi tre ragazzi americani, anche se le doti per un miglioramento non mancano; probabilmente con un cantante vero e proprio sarebbe già meglio.

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