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Gli italiani Bloodshed Walhalla si dimostrano ancora tra le migliori realtà Viking del nostro continente Gli italiani Bloodshed Walhalla si dimostrano ancora tra le migliori realtà Viking del nostro continente Hot

Gli italiani Bloodshed Walhalla si dimostrano ancora tra le migliori realtà Viking del nostro continente

recensioni

titolo
Ragnarok
etichetta
Hellbones Records
Anno

LINE UP: 
Drakhen - vocals, all instruments

TRACKLIST: 
1. Ragnarok [13:50] 
2. My Mother Earth [12:07] 
3. Like your Son [12:07] 
4. For my God [27:45] 

Running time: 1:05:49 

opinioni autore

 
Gli italiani Bloodshed Walhalla si dimostrano ancora tra le migliori realtà Viking del nostro continente 2018-08-07 14:24:55 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    07 Agosto, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

A solo un anno e mezzo di distanza da "Thor" torna Drakhen, mastermind (ed unico membro) del progetto Viking Metal Bloodshed Walhalla. Nata per omaggiare Bathory, la one man band materana ha pagato dazio, se così si può dire, nei primi lavori, prima di una decisa svolta verso un sound più personale con il già citato terzo album, pur mantenendo comunque l'amore per Quorthon. Con "Ragnarok", uscito per la capitolina Hellbones Records, la proposta di Drakhen si fa più sfrontata, puntando ad un approccio maggiormente epico che va ad incastrarsi perfettamente con il concept protagonista di quest'ultima fatica.

Solo quattro brani ma una durata che supera l'ora di musica per questo "Ragnarok", in cui l'artista lucano si concentra sulla battaglia finale tra le forse della luce e delle ombre nella mitologia norrena. Dall'uccisione di Baldr tramite l'inganno di Loki, le preghiere di Odino che supplica la dea Hel di liberare il figlio, le condizioni dettate dalla dea dell'Oltretomba che una volta liberatasi del nonno invia i segni premonitori che porteranno al Ragnarok. Il resto, se avete un'infarinatura di mitologia norrena, è storia nota. Ebbene, con il suo quarto album Drakhen ci prende per mano ed attraverso le quattro lunghissime canzoni che compongono "Ragnarok" ci porta a vivere con i nostri occhi (e le nostre orecchie, più che altro), la mitologica battaglia che vide le forze dell'ordine scontrarsi con quelle del caos. Sul piano delle liriche, dunque, è a dir poco eccezionale il lavoro dell'artista, capace di riversare nelle sue opere l'amore, così come uno studio attentissimo, per la cultura norrena. Parlando invece del comparto musicale di "Ragnarok", come detto già dal precedente album Bloodshed Walhalla si è discostato dal sound totalmente bathoryano dei primi lavori; le influenze della leggendaria band svedese, come quelle dei Moonsorrow, sono sempre presenti, ma Drakhen dimostra di avere la maturità necessaria per creare il suo unico sound, capace di attingere anche da altri generi alla bisogna (nel refrain di "Like your Son", ad esempio, mi è sembrato di scorgere anche l'ombra dei Blind Guardian). Ottimo è poi l'uso dei cori, che riescono a dare ancor di più quel tocco di epicità che è, alla fine, il punto di forza di questo buonissimo disco.

Magari ci si potrebbe trovare un po' in difficoltà per l'enorme durata del disco e dei singoli brani ("For my God" arriva quasi a mezz'ora), ma se ci si lascia trasportare dalle liriche di quest'album ci si ritrova in fondo senza nemmeno accorgersene. "Ragnarok" è un ottimo modo per vedere la suddetta battaglia tramite un altro punto di vista; ed è anche un ottimo modo, per chi non è pratico dell'antica mitologia scandinava, per avvicinarsi ad una cultura che, a secoli di distanza, esercita ancora un fascino indescrivibile.

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