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Aetranok, la band americana si perde in un bicchiere d'acqua. Aetranok, la band americana si perde in un bicchiere d'acqua.

Aetranok, la band americana si perde in un bicchiere d'acqua.

recensioni

gruppo
titolo
Kingdoms Of The Black Sepulcher
etichetta
Symbol of Domination Productions
Anno

Tracklist:

1. Ov Precipice And Bestial Purity

2. Signum Eios Barathrum

3. Kingdoms Of The Black Sepulcher

4. The Lament Of Seraphs

5. Towers Of Arezura

6. Infernal Vestiges

7. Liber Khao Ad Veritas

opinioni autore

 
Aetranok, la band americana si perde in un bicchiere d'acqua. 2018-08-12 09:48:43 Rob M
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Rob M    12 Agosto, 2018
Ultimo aggiornamento: 12 Agosto, 2018
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In arrivo dagli US, gli Aetranok son un progetto black che non credo possa incontrare mezze misure quando si tratta di amarli o odiarli. La loro versione feroce di un connubio tra Black Death e Funeris Nocturnum, proposta nell'ultimo "Kingdoms Of The Black Sepulcher", non è capace di trovare una via di mezzo. Questo principalmente per quanto riguarda la produzione che alcuni potrebbero apprezzare, ma che risulta essere acerba e misera. Il mix generale vede una voce che copre notevolmente tutto, con un leggero velo di distorsione che la rende una lama fredda nell'orecchio dell'ascoltatore. Il riffing, se pur interessante, viene spesso mangiato dalle basse frequenze ed impastato con tutto il resto senza possibilità di fuga. Il basso esiste e non esiste, in certi momenti copre il tutto, in altri si può facilmente distinguere. Il drumming, se pur una persona se ne occupa, risulta essere macchinoso ed anch'esso si perde nel caos generale. I piatti spuntano qua e là come fantasmi e di tanto in tanto il panning li fa apparire fuori dal nulla in maniera completamente inorganica.
Nel marasma generale, lo sforzo del progetto per proporre una miscela corrosiva di black metal dalle influenze quasi death risulta nullo e privo di fondamenta. Un lavoro che potrebbe essere un vero e proprio macigno si perde in un risultato che non riesce a colpire come dovrebbe e potrebbe.
Ci son dei brani interessanti ed idee valide durante tutto il percorso tracciato da "Kingdoms Of The Black Sepulcher" e la title-track è forse uno degli esempi calzanti del potenziale mostrato dalla band, ma del risultato che priva la stessa di un posto al sole.
Gli Aetranok arrancano e non esiste un modo, in questo disco, perché si possa trovare una via di redenzione. Per gli amanti del black nudo e crudo e che apprezzano l'atmosfera oltre la musica in sé, l'album in questione ha il suo fascino. L'altro lato della medaglia vede, infatti, un'immersione totale attraverso un muro di suono vero e proprio che avvolge l'ascoltatore e che lo rapisce per l'intera durata del disco. Il riffing, se pur non sempre distinguibile, e la voce cosí acida hanno il loro perchè e riescon a ricreare uno stato di quasi trance, attraverso i brani che compongono il disco. "The Lament Of Seraphs" risulta essere da questo punto di vista un brano intrigante che, nel suo incedere monotono, erge una litania scossante. Sfortunatamente, o fortunatamente magari per i puristi del genere, questo discorso non si puó fare sulle basi di un pubblico che predilige nella media produzioni non pulite, ma quanto meno piú secche ed in cui gli strumenti si possan distinguere con chiarezza a favore di un prodotto maggiormente "friendly" e incline ad un ascolto diretto, anziché ermetico.
Per quanto lo sforzo sia apprezzabile, e gli Aetranok possan essere fondamentalmente una band che ha da dire la sua, il risultato purtroppo non riesce a rapirmi completamente. Mentre mi piacerebbe comunque avere un disco simile nella mia collezione personale, mi accorgo di come, piú in generale, questo lavoro sia troppo "estremo" o "immaturo" per chi ama il suo black metal con una produzione migliore. Personalmente, vorrei rivedere questo disco prodotto diversamente e con un sound degno della violenza di cui "Kingdoms Of The Black Sepulcher" si fa portavoce.
Davvero un peccato.

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