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I belgi Carnation rendono il loro tributo all'OS Death europeo senza cadere nella mera scopiazzatura I belgi Carnation rendono il loro tributo all'OS Death europeo senza cadere nella mera scopiazzatura

I belgi Carnation rendono il loro tributo all'OS Death europeo senza cadere nella mera scopiazzatura

recensioni

gruppo
titolo
Chapel of Abhorrence
etichetta
Season Of Mist
Anno

GENERE: Death Metal 

FFO: Bolt Thrower, Benediction, Memoriam, Asphyx 

LINE UP: 
Simon Duson - vocals 
Jonathan Verstrepen - guitars 
Bert Vervoort - guitars 
Yarne Heylen - bass 
Vincent Verstrepen - drums 

TRACKLIST: 
1. The Whisperer [06:16] 
2. Hellfire [04:17] 
3. Chapel of Abhorrence [03:23] 
4. The Unconquerable Sun [04:09] 
5. Disciples of Bloodlust [03:28] 
6. Hatred Unleashed [03:22] 
7. Plaguebreeder [03:44] 
8. Magnum Chaos [04:40] 
9. Sermon of the Dead [04:38] 
10. Fathomless Depths [05:37] 
11. Power Trip [04:02] 

Running time: 47:35 

opinioni autore

 
I belgi Carnation rendono il loro tributo all'OS Death europeo senza cadere nella mera scopiazzatura 2018-08-18 12:37:10 Daniele Ogre
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    18 Agosto, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Di tanto in tanto escono fuori gruppi dei quali si nota subito che potranno essere destinati a grandi cose; ultimi, in linea temporale, sembrano proprio essere i belgi Carnation, a cui è bastato un solo EP, "Cemetery of the Insane" uscito nel 2015, per farsi notare, tanto da portarli in primis ad un tour in Asia da cui è stato tratto il live album "Live at Asakusa Deathfest Tokyo, Japan", poi (e soprattutto) al deal con Season of Mist: è l'etichetta francese, infatti, a licenziare "Chapel of Abhorrence", debut album del quintetto proveniente da Anversa.

Un debutto in cui si denota da subito la passione con cui Jonathan Verstrepen e soci rendono il loro tributo ai grandi nomi della scena Death europea degli anni '80 e '90, tanto quella inglese (Bolt Thrower su tutti), quanto quella olandese (Asphyx, manco a dirlo). Ma attenzione, stiamo parlando di omaggio che i nostri rendono a questi nomi: i Carnation non sono affatto una copia carbone dei nomi succitati, dato che hanno dalla loro un songwriting già estremamente maturo nel quale si riconosce già una mano che sia personale. Bastano le sole due tracce d'apertura, "The Whisperer" e "Hellfire", per rendersi conto di trovarsi davanti ad un piccolo gioiello e ad una band che ha già ben chiaro in mente il proprio percorso. Non brillerà per nulla in innovazione il quintetto belga, e fin qui possiamo essere d'accordo tutti credo, ma è innegabile che i nostri siano riusciti dove molti falliscono, ex membri dei Bolt Thrower stessi inclusi (mi vengono in mente i Memoriam, ad esempio), ossia mettere più in disparte la comunque presente influenza di un nome leggendario, puntando invece su qualcosa che possa, col tempo, essere indicato come un marchio proprio ben distinto. E vi dirò: bastano pochi ascolti di prani come "The Unconquerable Sun", "Chapel of Abhorrence" o "Plaguebreeder" per entrare in perfetta sintonia con il quintetto di Anversa.

I Carnation sono un nome da tenere estremamente d'occhio. In un periodo come questo in cui si stanno riscoprendo - forse un po' troppo? - le sonorità della prima metà dei 90's, non è semplice riuscire ad affermarsi come una band che abbia un proprio tratto distintivo ed un proprio carattere; eppure, è proprio quello che traspare da "Chapel of Abhorrence" dei Carnation, nonostante quello che ci offrano questi ragazzi non sia assolutamente nulla di nuovo, anzi... Disco consigliato ed una previsione finale: sentiremo parlare spesso di questi ragazzi.

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