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Questo debutto dei Solituary Ritual è un’autentica tortura per le orecchie. Questo debutto dei Solituary Ritual è un’autentica tortura per le orecchie.

Questo debutto dei Solituary Ritual è un’autentica tortura per le orecchie.

recensioni

titolo
Solitary Ritual
etichetta
autoprodotto
Anno

Line up:

Giorgios Triantafyllou - all vocals and instruments

 

Tracklist:

  1. A Warning
  2. Enigma
  3. The State of Things
  4. Pack-In-The-Box
  5. Uncertainly So
  6. The Perfect Stranger

opinioni autore

 
Questo debutto dei Solituary Ritual è un’autentica tortura per le orecchie. 2018-08-29 15:45:15 Virgilio
voto 
 
0.5
Opinione inserita da Virgilio    29 Agosto, 2018
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Sappiamo che al giorno d’oggi non è poi così complicato realizzare un disco, magari anche con un pc a casa propria: ciò non significa però naturalmente che chiunque diventi di colpo un compositore o un musicista. Diciamo anche che, in linea di massima, il materiale che ci arriva e per cui ci viene richiesta una recensione di solito è mediamente di buon livello e anche noi ci sforziamo di trovare quanto possa esserci di buono, specialmente se ci troviamo di fronte ad un disco autoprodotto. Purtroppo non è sempre così e questo platter dei Solituary Ritual ne è un esempio lampante. Si tratta di una one-man band, dietro il cui moniker si cela il greco Giorgios Triantafyllou, il quale inspiegabilmente ha deciso non solo di realizzare tale obbrobrio, ma anche di pubblicarlo e persino di incaricare un’agenzia per promuoverlo. Il suddetto Giorgios, utilizza una serie di suoni campionati, sui quali inserisce la sua voce: il problema principale è che non solo non sa cantare, ma è proprio stonato come una campana. Inoltre, la parte musicale è assestata alla meno peggio, con tracce perlopiù lunghissime, caratterizzate da riff ripetuti all’inverosimile e assoli strampalati, che spesso vanno pure fuori tempo. Non va meglio infatti neppure quando l’”autore” ci risparmia la sua vociaccia (che peraltro ha anche una pessima pronuncia dell’inglese), come nell’interminabile “Uncertainly So”, un brano che non offre granchè al di fuori della noia e con i soliti problemi strutturali che abbiamo già evidenziato. Semmai, è appena ascoltabile “Pack-In-The-Box”, dove Giorgios azzarda dei coretti e riesce persino ad azzeccare qualche tonalità. Vogliamo dunque essere indulgenti e definire questo debutto come un disco sperimentale o chissà cosa? No, dobbiamo purtroppo essere realisti e dire le cose come stanno, ovvero che è una totale tortura per le orecchie e vi consigliamo caldamente di starne totalmente alla larga. Noi purtroppo non ci siamo potuti esimere, voi salvatevi finchè siete in tempo.

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