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Un approccio più thrashy non solleva i Jungle Rot da una comodissima sufficienza Un approccio più thrashy non solleva i Jungle Rot da una comodissima sufficienza Hot

Un approccio più thrashy non solleva i Jungle Rot da una comodissima sufficienza

recensioni

titolo
Jungle Rot
etichetta
Victory Records
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Death Metal 

FFO: Obituary, Bolt Thrower, Destruction 

LINE UP: 
Dave Matrise - vocals, guitars 
Geoff Bub - guitars 
James Genenz - bass 
Jesse Beahler - drums (session) 

TRACKLIST: 
1. Send Forth Oblivion [03:32] 
2. Delusion Denial [04:25] 
3. A Burning Cinder [04:09] 
4. Triggered [04:05] 
5. Fearmonger (feat. Schmier from Destruction) [03:29] 
6. Stay Dead [04:06] 
7. Glory for the Fallen [04:42] 
8. Pumped Full of Lead [02:24] 
9. Twisted Mind [03:24] 
10 . Terrible Certainty [04:31] 

Running time: 38:47 

opinioni autore

 
Un approccio più thrashy non solleva i Jungle Rot da una comodissima sufficienza 2018-09-14 17:52:37 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    14 Settembre, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Hanno ormai superato i 25 anni di carriera i Jungle Rot, band che per anni è andata avanti con lo stesso tipo di canovaccio seguendo pedissequamente lo stile floridiano inventato e portato avanti dai colleghi Obituary. La costanza del leader e cantante Dave Matrise è stata sempre premiata - più o meno - da una serie di album tutti ampiamente sufficiente; magari nessuno di questi potrà essere considerato un capolavoro, ma l'onesto lavoro dei Jungle Rot fa sì che le loro produzioni meritino di finire nella collezione di un deathster che si rispetti.

Per la prima volta - seriamente - dal 1992 a questa parte, qualcosa di nuovo si muove invece stavolta in casa Jungle Rot. La base di Death floridiano è sempre lì presente, immarcescibile, ma in questo nono album eponimo della band statunitense è l'approccio a cambiare, spostato verso lidi maggiormente Thrash. Lo si sente nella scelta dei riff, delle ritmiche, in moltissimi passaggi di questo "Jungle Rot", sempre che non vogliamo contare la presenza come ospite di Schmier dei Destruction" nel brano "Fearmonger". Se da un lato possiamo dire che questo rappresenta una novità in casa Jungle Rot, dall'altro proprio di "novità" non si potrebbe parlare visto il mix di sonorità che alla fine derivano dal Death floridiano (Obituary) e Thrash tedesco (Destruction). I pezzi presenti in quest'album hanno tutti un ottimo tiro, non possiamo assolutamente dire che ce ne sia uno brutto, ma d'altro canto ad essere onesti manca anche quel quid in più da rendere il lavoro - o anche solo un singolo brano - assolutamente memorabile. Alle solite, insomma: i Jungle Rot si attestano su una placida sufficienza, nonostante l'approccio thrashy di questa loro ultima fatica; come gli altri della loro discografia nulla che si possa disprezzare, ma anzi come detto all'inizio è uno di quei lavori che un amante del Death può avere tranquillamente nella propria collezione.

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