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Ci si aspettava di più dal nuovo lavoro degli Exmortus, che non una prova appena sufficiente Ci si aspettava di più dal nuovo lavoro degli Exmortus, che non una prova appena sufficiente Hot

Ci si aspettava di più dal nuovo lavoro degli Exmortus, che non una prova appena sufficiente

recensioni

gruppo
titolo
The Sound of Steel
etichetta
Prosthetic Records
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Technical Melodic Thrash/Death Metal 

FFO: Children of Bodom, Skeletonwitch, Arsis, Hexen, Revocation 

LINE UP: 
Jadran "Conan" Gonzalez - vocals, guitars 
Chase Backer - guitars 
Phillip Nuñez - bass 
Carlos Cruz - drums (session) 

TRACKLIST: 
1. Make Haste [04:02] 
2. Feast of Flesh [03:41] 
3. Into the Maw of Hell [04:29] 
4. To the Ends of the Earth [05:49] 
5. A Minor Instrumental [02:58] 
6. Strength and Honor [04:38] 
7. Turn the Tide [03:57] 
8. Tempest [04:09] 
9. Riders of Doom [04:55] 
10. Victory or Death [03:41] 

Running time: 42:19 

opinioni autore

 
Ci si aspettava di più dal nuovo lavoro degli Exmortus, che non una prova appena sufficiente 2018-09-18 21:52:40 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    18 Settembre, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Quinto lavoro per i californiani Exmortus, sempre guidati dall'inossidabile cantante/chitarrista Jadran "Conan" Gonzalez: tematiche battagliere 'manowariane' sullo sfondo di un Melodic Death/Thrash tecnico dal sapore scandinavo sono i soliti ingredienti della band di Los Angeles, ormai un marchio di fabbrica per una band che da oltre tre lustri è tra i nomi rinomati del sottobosco statunitense.

Rispetto al precedente -e mediocre- "Ride Forth", "Conan" Gonzalez si ripresenta con una formazione interamente nuova, con il chitarrista dei Warbringer Chase Becker ed il bassista Phillip Nuñez come membri effettivi, ed alla batteria il session Carlos Cruz (il cui posto è stato preso in via definitiva dopo l'album dal neo acquisto Adrian Aguilar). Ma per l'appunto, alla guida c'è sempre Gonzalez e la sua mano la si riconosce subito, come si riconosce un amore sconfinato per il MeloDeath scandinavo, tanto quello svedese (At the Gates soprattutto, quindi di rimando anche Arsis o The Black Dahlia Murder) quanto quello finlandese... anzi, soprattutto quello finlandese, visto che ascoltando questo "The Sound of Steel" si ha spesso l'impressione di ascoltare i Children of Bodom senza tastiere, soprattutto per il flavour neoclassico delle parti solistiche e per il lavoro della batteria:molto spesso il sound degli Exmortus rimanda ai CoB dei primi tre dischi -soprattutto "Follow the Reaper"-. Tutto sommato, possiamo dire che "The Sound of Steel" è un disco discreto e che si lascia ascoltare ma che d'altra parte rappresenta anche una piccola delusione, più che altro perché dopo il capitolo a vuoto dello scorso disco, ci si sarebbe aspettati qualcosa di più da parte degli Exmortus. Ma purtroppo il buon Gonzalez si è limitato a fare il suo compitino, seppur meglio rispetto all'album del 2016.

"The Sound of Steel" è consigliato soprattutto agli amanti della frangia più tecnica del Melodic Death, come gli altri degli Exmortus se è per questo: il loro stile dai toni epici è ormai inconfondibile e questo è un bene, ma è lecito aspettarsi di più da una band ormai ben navigata come loro. La presenza di pezzi come l'opener "Make Haste" e come "Tempest" (una versione Metal della "Sonata per piano n.17" di Ludwig Van) riesce a risollevare un po' le sorti di un album che comunque, nel suo insieme, rimane semplicemente nella norma.

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