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Burial Hordes, si poteva dare di piú! Burial Hordes, si poteva dare di piú! Hot

Burial Hordes, si poteva dare di piú!

recensioni

titolo
"Θανατος αιωνιος (The Termination Thesis)"
etichetta
Folter Records
Anno

Tracklist:

1. Human Condition (Isolation-Meaninglessness-Mortality)

2. Thrownness and Fallenness of Beiing

3. Lurk in the Shadows

4. Erkenntnis

5. Death Is Omnipotent

6. From Synthesis to Aposynthesis

 

Lineup:

FV - Drums

KT - Guitars / Bass

DD - Guitars / Bass

TD - Vocals

opinioni autore

 
Burial Hordes, si poteva dare di piú! 2018-09-22 14:34:33 Rob M
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Rob M    22 Settembre, 2018
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"Θανατος αιωνιος (The Termination Thesis)" è il nuovo disco dei greci Burial Hordes, progetto parallelo di alcuni gruppi ben conosciuti della scena ellenica! Un lavoro che riprende in parte le varie influenze di alcuni tra i progetti principali dei musicisti coinvolti ma che a suo modo aggiunge uno strato di personalità con un tocco black "contemporaneo" a tratti dissonante ma fortemente ancorato alle sonorità del nuovo millennio.
Se con il brano introduttivo "Human Condition" il passo è lento e l'incedere doloroso in pieno stile death doom, con momenti che riportan alla mente i migliori Funeralium ed Oxist, con la successiva "Throwness and Fallenness of Being" il tutto prende una direzione ben piú violenta e viscerale. Un riffing articolato e tagliente è sostenuto da un drumming preciso che se pur non divaga in tecnicismi risulta scorrevole e ben eseguito. Il sound cupo dei nostri risulta essere da subito abbastanza standard e nella norma per gruppi simili e non cerca di entusiasmare con una produzione eccessivamente pulita. Tuttavia, il riffing in sè fa la differenza e brani come questo riescon a rimanere nella mente sin da subito per il loro essere monolitici.
Se pur il "doppio" opener riesce ad attirare subito l'attenzione, lasciando immaginare una band ed un lavoro che nella sua totalità possa far la differenza, nella sessione centrale i nostri non riescon ad entusiasmare come dovrebbero e sinceramente mi sarei aspettato un qualcosa di piú per un progetto ormai attivo da piú o meno diciotto anni. Ci si ritrova cosí ad un punto di incertezza come "Lurk In The Shadows", brano che mostra idee valide ma non riesce a finalizarle a dovere se paragonato ai suoi predecessori. La sucessiva "Erkenntnis" cerca di risollevare il tutto ma il suo riffing canonico non riesce ad impressionare a livello di idee. Si tratta di un brano eseguito alla perfezione, peró dov'è il genio che ha illuminato alcuni dei momenti migliori sono ad ora?
Nello stesso stile prosegue "Death Is Omnipotent" che in parte annichilisce e riesce a colpire con cambi interessanti e melodici che spezzano la monotonia ed arricchiscono il tutto in maniera intelligente ma che non ha la forza di risollevare l'opera nella sua totalità.
Una nota forse a sfavore, a seconda dei gusti, andrebbe menzionata per quanto riguarda il cantato che continua a ringhiare anche quando la musica darebbe possibilità di cambiare registro, appiattendo l'interessante quadro che il resto degli strumenti dipinge ma al contempo rendendo la proposta morbosamente sinistra.
I Burial Hordes lasciano a conclusione di questo loro lavoro un brano che osa tanto, con quasi diciasette minuti di musica. Qui peró il tutto risulta essere un incastro a tavolino dei riff e dei frangenti che han caratterizzato "The Termination Thesis" e non sempre il risultato fluisce come dovrebbe. Tantissime idee che risultano buone singolarmente ma non incatenate una dopo l'altra per una struttura che non rimane stabile ma barcollante. Un brano che, secondo la mia personalissima opinione, presenta cosí tanti riff montati l'uno sopra l'altro che se presi individualmente, mischiati e riuniti, potrebbero tirar fuori altri tre dischi anonimi. Avrei onestamente preferito tre brani disgiunti anziché un brano cosí lungo ed a momenti arido e che comunque riesce a colpire solo nella sua seconda parte.
Questo LP è un disco che potrà fare la felicità di chi ama certe sonorità ma non avrà moltissimo appiglio con chi si aspetterebbe di piú. Un peccato dato che le potenzialità ci son tutte e, come già detto, specialmente i primi due brani lasciavan intravedere un lavoro granitico. Alla prossima dunque, con la speranza che ció che è stato seminato sino ad ora (ben diciotto anni) non vada perso per la fretta di far uscire un album ogni due anni.

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