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Hamadria, una buona base di partenza Hamadria, una buona base di partenza Hot

Hamadria, una buona base di partenza

recensioni

gruppo
titolo
"Reina azul"
etichetta
Autoproduzione
Anno

 

TRACKLIST:

1. Reina azul

2. Sonata soledad

3. A la sombra de mi alma

4. Gritos

5. Gotas de hiel

6. Puertas al sol

7. Susurro

8. Locura natural

9. Crepúsculo

10. Cabalgata a la última batalla

 

 

LINE UP:

Kassandra Sinche (vocals)

Héctor Fernando Ilizarbe (drums)

Miguel Cantuta (guitar)

Cristian Gamboa (guitar)

Lesly Soto (keyboards)

Eduardo Pinto (bass)

opinioni autore

 
Hamadria, una buona base di partenza 2018-09-28 09:19:46 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    28 Settembre, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Gli Hamadria arrivano dal Perù e si sono formati addirittura nel 2004; ci sono voluti però tanti anni per arrivare al debut album, “Reina azul”, uscito a fine aprile 2018 e dotato di una gran bella copertina, di cui purtroppo non sappiamo l’autore. Il disco, interamente cantato in spagnolo, è composto da 10 brani, con una tracklist che alterna quasi interamente pezzi frizzanti e veloci ad altri lenti, quasi al livello di ballad o che, comunque, hanno al suo interno importanti parti lente ed iper-melodiche. Ecco, questa tendenza ad esagerare con le melodie è un’arma a doppio taglio per gli Hamadria; per la serie “il troppo storpia”. Cerco di spiegarmi meglio: se tutte la canzoni fossero al livello dell’opener “Reina azul” o della conclusiva Cabalgata a la última batalla, avremmo una bomba di disco! Purtroppo la sovrabbondanza di brani lenti (“Sonata soledad”, “Gritos”, “Susurro” e “Crepúsculo”) o troppo lunghi (“Gotas de hiel” e “Puertas al sol”, oltre alla già citata “Gritos”), tra l’altro piazzati uno dopo l’altro nella tracklist, minano pericolosamente l’esito di questo lavoro. In questo gli Hamadria dimostrano ancora una certa inesperienza nel songwriting (sicuramente migliorabile) e la mancanza di una guida esperta nella produzione (è bene ricordare che si tratta di un disco autoprodotto). A voler essere pignoli, non mi ha convinto particolarmente la voce della singer Kassandra Sinche, probabilmente un approfondimento dello studio delle tecniche canore potrebbe giovare a renderla più convincente ed espressiva. Quello che invece convince e pure parecchio è lo stile dei vari musicisti; le due chitarre, assieme alle tastiere ricamano parti soliste di gran gusto, la batteria pesta a dovere e dona brillantezza a molti brani, forse un po’ più di protagonismo del basso non avrebbe guastato, ma siamo già a buon punto. Il power metal degli Hamadria ricorda non poco quello dei migliori Tierra Santa (quindi i primi dischi della band iberica) ed, in genere, lo stile del power spagnolo, bello tosto e frizzante. Ogni ascolto di “Reina azul” è sempre stato gradevole e, con i dovuti accorgimenti, sono sicuro che gli Hamadria sapranno regalarci in futuro un nuovo album ancora migliore di questo! Spero solo di non dover attendere ancora altri 14 anni....

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