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"Martyrium" dei Bloodtruth, ovvero: come far impallidire anche i nomi più grandi della scena Death con un album maestoso "Martyrium" dei Bloodtruth, ovvero: come far impallidire anche i nomi più grandi della scena Death con un album maestoso Hot

"Martyrium" dei Bloodtruth, ovvero: come far impallidire anche i nomi più grandi della scena Death con un album maestoso

recensioni

titolo
Martyrium
etichetta
Unique Leader Records
Anno

PROVENIENZA: Italia 

GENERE: Technical Death Metal 

FFO: Hour of Penance, Hideous Divinity, Suffocation, Decrepit Birth 

LINE UP: 
Luis Maggio - vocals 
Stefano Rossi Ciucci - guitars 
Stefano Clementini - guitars 
Riccardo Rogari - bass 
Giacomo Torti - drums 

TRACKLIST: 
1. 1184 P.C. [01:22] 
2. Centuries of Intolerance (Danse Macabre) [04:16] 
3. Schismatical Crisades [03:46] 
4. Inner Resurrection [03:46] 
5. Peste Noire [03:44] 
6. Prelude to Havoc [01:28] 
7. The Tome of Suffering [04:32] 
8. Persecution [02:22] 
9. The Last Prophet [03:23] 
10. Martyrium [04:46] 

Running time: 33:25 

opinioni autore

 
"Martyrium" dei Bloodtruth, ovvero: come far impallidire anche i nomi più grandi della scena Death con un album maestoso 2018-10-01 13:34:13 Daniele Ogre
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    01 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 01 Ottobre, 2018
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E' stata una lunga gestazione, ma alla fine eccolo finalmente arrivare: "Martyrium", secondo album dei perugini Bloodtruth. Un disco atteso quattro anni dopo l'ottimo "Obedience" e che porta con sé alcune novità; la band formatasi dapprima nel 2009 come side project di Francesco Paoli (batteria) e Paolo Rossi (voce e basso) dei Fleshgod Apocalypse e ritornata nel 2011 sotto la guida del chitarrista Stefano Rossi Ciucci, presenta infatti due novità in formazione: al trio presente su "Obedience" (Rossi Ciucci, Riccardo Rogari al basso ed il fenomenale Giacomo Torti alla batteria), si vanno ad aggiungere Stefano Clementini alla seconda chitarra ed un altro fenomeno assoluto alla voce: Luis Maggio, già nei Sudden Death.

E da una combriccola di cinque ottimi musicisti non poteva che uscire un disco assolutamente monolitico: se "Obedience" era stato un ottimo debutto, "Martyrium" al confronto letteralmente lo demolisce. La tecnica che traspare da ogni singola nota presente in quest'album è a dir poco imperiosa, ma senza che i Bloodtruth si prestino alla masturbazione strumentale, visto che il tutto è messo al servizio delle composizioni, che colpiscono attimo dopo attimo tra riffi monolitici, batterie devastanti, basso tellurico e la prova vocale di Luis che ha del disumano: il giovane vocalist romano è da tempo tra i più in vista come astro nascente del Death nazionale e con "Martyrium" dimostra di non avere assolutamente nulla da invidiare a due colossi come Francesco Paoli (Fleshgod Apocalypse) e Enrico H. Di Lorenzo (Hideous Divinity). C'è tantissimo mestiere in "Martyrium": i nostri ci sanno fare e mettono in mostra tutte le loro qualità brano dopo brano, in un crescendo di violenza e potenza, con una tecnica sopraffina ed un songwriting che ha raggiunto un grado di maturità che non è secondo a gruppi più 'anziani' e blasonati. Scegliere un brano da porre come esempio è impresa ardua: forti di una durata esigua -poco più di mezz'ora-, i Bloodtruth sono riusciti a rendere il massimo ottimizzando i tempi, senza strafare e specchiarsi in inutili orpelli, con il risultato che "Martyrium" risulta essere un album essenziale, sparato dritto al punto. Conoscevamo già "Peste Noire", uscita come apripista un annetto fa, e "The Last Prophet", singolo venuto fuori con l'annuncio della release date, ma non sono le sole gemme che impreziosiscono quest'opera: dall'intermezzo strumentale (acustico) "Prelude to Havoc" alla seguente "The Tome of Suffering" con i suoi toni epici e marziali, dalle bordate di "Centuries of Intoleranse (Danse Macabre)", "Inner Resurrection" e "Persecution" (monolitica strumentale) fino ad arrivare agli spiazzanti secondi finali della title-track -non vi anticipo nulla in modo che siate costretti ad ascoltarla- chiamata a chiudere l'album, il tutto ha le stigmate del disco predestinato ad essere ricordato per anni.

Una prova maiuscola per i Bloodtruth, con un album che si candida ad essere tra le migliori uscite Death dell'anno, tra le migliori uscite in toto del 2018 e LA miglior release per quest'annata della Unique Leader Records. Un "must have" per una band che alza definitivamente la testa ed entra di prepotenza tra le migliori formazioni in ambito Death in Italia. Ed in Europa.

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