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Un classico album che suona "Behemoth" l'undicesimo in casa di Nergal e soci Un classico album che suona "Behemoth" l'undicesimo in casa di Nergal e soci Hot

Un classico album che suona "Behemoth" l'undicesimo in casa di Nergal e soci

recensioni

gruppo
titolo
I Loved you at your Darkest
etichetta
Nuclear Blast
Anno

PROVENIENZA: Polonia 

GENERE: Blackened Death Metal 

SIMILAR ARTISTS: Belphegor, Hate, Septicflesh 

LINE UP: 
Nergal - vocals, guitars 
Orion - bass, vocals 
Inferno - drums 

TRACKLIST: 
1. Solve [02:04] 
2. Wolves ov Siberia [02:54] 
3. Gos = Dog [03:58] 
4. Ecclesia Diabolica Catholica [04:49] 
5. Bartzabel [05:01] 
6. If Crucifixtion was not Enough [03:17] 
7. Angelvs XIII [03:41] 
8. Sabbath Mater [04:56] 
9. Havohej Pantocrator [06:04] 
10. Rom 5:8 [04:22] 
11. We are the Next 1000 Years [03:23] 
12. Coagula [02:04] 

Running time: 46:33 

opinioni autore

 
Un classico album che suona "Behemoth" l'undicesimo in casa di Nergal e soci 2018-10-05 19:08:31 Daniele Ogre
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    05 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 05 Ottobre, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ma solo io ho l'impressione che i Behemoth siano ormai 14 anni che stanno ripetendo "Demigod"? L'album uscito nel 2004 fu la quadratura del cerchio per il sound del colosso polacco, il passaggio definitivo e totale dal Black Metal dagli esordi al Blackened Death che conosciamo tutti oggi (anche se ad onor di cronaca il mio preferito rimane il precedente "Zos Kia Cultus") e da allora Nergal, Orion ed Inferno hanno fatto loro il motto -parafrasato- "sound che vince non si cambia".

Grazie anche a questo i Behemoth hanno visto crescere esponenzialmente la loro audience, diventando man mano tra i maggiori punti di riferimento dell'Extreme Metal mondiale; l'annovero dei fans della band polacca è ormai incalcolabile, segno che la loro scelta stilistica è stata ben oculata. Con "I Loved you at your Darkest" Nergal e soci continuano sulla loro strada ben tracciata, imperterriti e, soprattutto, cattivi come sempre; un album che del maestoso nel suo violento incedere -classico per la band- e che ci da in pasto esattamente quello che ci si aspetterebbe dai Behemoth, dalle sfuriate in blast beats più blackeggianti ai monolitici passaggi più Death, il tutto con una tecnica che resta invidiabile -Inferno è Inferno, checché se ne dica- e buone orchestrazioni che danno quel tocco di epico pathos in più. Insomma, non mancano gli episodi espressamente violenti come "Angelvs XIII" e "God = Dog", ma di ascolto in ascolto ci si rende conto come il focus sia incentrato più sulla maestosità delle composizioni, che però possono risultate, a freddo, come una secchiata d'acqua ghiacciata sulla rabbiosa malvagità che da sempre contraddistingue il trio polacco. "ILYAYD" è dunque un album ricco di sfumature, con brani che rappresentano in certi casi delle variazioni sul tema per i Behemoth, pur mantenendo inalterata la formula che li ha portati ad essere ciò che sono oggi. Mi riferisco ad esempio di "Ecclesia Diabolica Catholica", con le sue orchestrazioni, le chitarre acustiche ed i cori, o "Bartzabel", pezzo più lento dell'intera opera influenzato, per stessa ammissione di Nergal, da Danzig, o a quello che sembra essere il brano più gettonato del disco -ed io mi accodo-, ossia quella sorta di ballad che è "Havohej Pantocrator", pezzo che più di tutti punta sulle atmosfere più che sulla violenza-a-tutti-i-costi.

Se siete fans dei Behemoth -e siete tantissimi, lo sappiamo-, "ILYAYD" sarà l'ennesimo album da comprare a scatola chiusa e da inserire in collezione insieme a tutte le altre uscite dell'ormai leggendaria extreme band centro/est-europea. I Behemoth non hanno cambiato la loro formula, ma in quest'opera hanno inserito piacevoli variazioni. Ma anche meno piacevoli come il coro di bambini che dovrebbe dare, nelle loro intenzioni, un senso di inquietudine quando invece è il classico cazzotto in un occhio. Ma in ogni caso, per i Behemoth sarà un'altra mossa vincente: i loro fans saranno entusiasti di questo disco, ed alla fine è praticamente tutto ciò che conta.

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