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Un disco per niente semplice per i Redemption Un disco per niente semplice per i Redemption

Un disco per niente semplice per i Redemption

recensioni

titolo
“Long night’s journey into day”
etichetta
Metal Blade Records
Anno

 

TRACKLIST:

01. Eyes you dare not meet in dreams

02. Someone else’s problem

03. The echo vhamber

04. Impermanent

05. Indulge in color

06. Little men

07. And yet

08. The last of me

09. New year’s day

10. Long night’s journey into day

 

 

LINE UP:

Tom Englund: Vocals

Nicolas van Dyk: Guitars / Keyboards

Bernie Versailles: Guitars

Sean Andrews: Bass

Chris Quirarte: Drums

Vikram Shankar: Keyboards

opinioni autore

 
Un disco per niente semplice per i Redemption 2018-10-08 17:57:04 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    08 Ottobre, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

E’ vero, mi ci è voluto un bel po’ per recensire questo “Long night’s journey into day”, settimo album dei californiani Redemption (da non confondere con gli omonimi da New Orleans), disco arrivatomi a metà agosto ed uscito a fine luglio 2018 per Metal Blade Records, ma si tratta di un disco complesso e difficile, della durata di oltre 65 minuti. Non conoscevo la band in cui milita il mitico Bernie Versailles, chitarrista degli indimenticabili Agent Steel (5 minuti di vergogna per chi non conosce questo gruppo storico dello speed metal!), nonché da poco tempo il cantante degli Evergrey, Tom Englund, così mi sono incuriosito e mi sono messo all’ascolto di questo album, ben sapendo che il power/prog non è uno dei generi musicali più semplici da ascoltare, nonostante sia uno dei miei preferiti da sempre. Ecco il problema di questo disco, nonostante gli abbia dedicato un gran numero di ascolti, è proprio che non è per niente facile da assimilare; i pezzi sono troppo lunghi (solo in un caso si scende sotto i 5 minuti abbondanti), andando ben oltre i 10 minuti con la noiosetta title-track, posta in chiusura del disco come la classica mazzata finale. I vari musicisti sono, come d’uopo in questo genere, mostruosi dal punto di vista tecnico, ma per mettere in mostra le loro capacità sembra quasi che ogni tanto perdano il filo conduttore del brano che, a questa maniera, rischia di diventare un mero esercizio tecnico e non una canzone che possa regalare sensazioni o comunicare qualcosa. Indubbiamente ci sarà chi apprezza queste caratteristiche in un disco, ma un simile songwriting non è mai stato in grado di soddisfarmi, né di esaltarmi particolarmente. Due note prima di concludere: in primis la presenza di una cover, la splendida “New year’s day” degli U2, resa abbastanza bene e “metallizzata” a dovere; infine, purtroppo bisogna segnalare gravi problemi di salute del chitarrista Bernie Versailles che lasciano seri dubbi sulla sua permanenza futura nella band. Concludo ripetendo che “Long night’s journey into day” dei Redemption è ineccepibile per come è suonato e cantato, ma è troppo freddo e asettico per i miei gusti (direi troppo prog e troppo poco power), tanto che non sono in grado di concedere più che una sufficienza di stima.

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