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FALLEN ANGEL: Graffianti Ma Non Troppo!!! FALLEN ANGEL: Graffianti Ma Non Troppo!!! Hot

FALLEN ANGEL: Graffianti Ma Non Troppo!!!

recensioni

titolo
Even Priest Knows
etichetta
SLIPTRICK RECORDS
Anno

TRACKLIST:

Intro

Captain in The Dark

Feast With The Beast

Millionaire Man

Pink High Hills

Jennifer Drugs

The Force In The Mind

Pschicolove

But I’ll Live Forever

For a Piece Of Bread


Line Up

Matty Mannant: Voce

Stefy Wizard: Chitarra & Cori

Matthew Ice: Basso & Voce

Luke Ghizz: Batteria

opinioni autore

 
FALLEN ANGEL: Graffianti Ma Non Troppo!!! 2018-10-12 12:13:21 Luca Albarella
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Luca Albarella    12 Ottobre, 2018
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Gli eighties albergano maledettamente nei cuori dei rockers di tutto il mondo; mossi dall’emulazione del sogno americano, hnno vertiginosamente rapito generazioni di musicisti relativamente giovani; portando avanti quella che potrebbe addirittura esser considerato un movimento socio-culturale. Lo street - sleazy non da oggi vanta in Italia fan che ne seguono le gesta; fatto anche di un look che spesso ha fatto dubitare della propria sessualità genitori impauriti di ritrovarsi un’altra Jessica, Pamela; Samantha in casa. I veneti Fallen Angel, sembrano dunque immergersi negli ideali appena citati, presentando il loro debutto “Even Priest Knows”
“Captain in The Dark” fa risuonare tutto l’amore viscerale che i ragazzi veneti nutrono per lo sleazy tipicamente eighties, quello meno morbido e più grezzo per intenderci; l’intenzione è buona, il fine un po’ meno. La produzione non aiuta decisamente la baracca considerando che il pezzo è si diretto, ma non ispiratissimo. La voce è acida e particolare ma decisamente troppo “colorata” di effetti e visto che non poggia su una struttura importante risulta troppo old style.
“Feast With The Beast” è sicuramente più trascinante, buono il chorus e anche il cantato mi sembra ispirato anche se la produzione ne uccide le buone potenzialità, il basso mangia tutto, sovrastando ancora una volta chitarre troppo minimali e zanzarose.
“Millionaire Man” segue un percorso fatto di riff e melodie scanzonate, tributando egregiamente i bei tempi andati. Perché di questo parliamo, nel 2019 puoi solo rendere omaggio anche sotto forma di inediti per un genere scomparso. Le produzioni più recenti sono attuali e moderne e non credo sia questo il caso.
“Pink High Hills” tenta di ammiccare a un boogie sound; non male il lavoro fatto dalle chitarre anche se il cuore del pezzo avrebbe meritato una linea vocale più calda e avvolgente. Peccato, perché il tutto non suona male; almeno come idee ci siamo.
“Jennifer Drugs” è la prima ballad e purtroppo non posso esprimermi positivamente. Tralasciando definitivamente ormai il discorso inerente la produzione, è il songwriting che mi risulta scialbo, perdonatemi ragazzi, ma chi vi recensisce è cresciuto praticamente con questo genere, nulla di personale quindi; in certi casi non è reato plagiare, lo fanno in tanti, avreste potuto osare. Sembra il consiglio di un folle, ma almeno la ballad in questo genere, non va toppata.
“The Force In The Mind” ha un piglio più duro complice i bpm relativamente più bassi. La linea vocale anche se meritava un cantato più robusto mi sembra più che gradevole. Ancora una volta il lavoro fatto dalle chitarre salva la barca; egregio il lavoro fatto sulla solista. Non riesce invece a convincermi il chorus, troppo piatto e scialbo.
“Pschicolove” tenta la via della sperimentazione e credo si sia fatto il passo più lungo della gamba. Un pezzo strano da decifrare ma di sicuro non credo si possa annoverare fra le composizioni più riuscite del lotto.
“But I’ll Live Forever” è una power ballad , dai connotati più oscuri e mi sembra di buona fattura. Scarna, essenziale il cantato gira intorno ad un arpeggio minimale per la prima parte per poi aprirsi a un riffing cadenzato che riesce a dare un po’ di dinamica a una traccia fra le più riuscite di un platter che purtroppo non vede molti spunti positivi.
“For a Piece Of Bread” in chiusura ritorna a spingere sul classico sleazy senza troppi fronzoli. Paradossalmente il combo veneto quando c’è da andare dritto per dritto risulta sicuramente più credibile, mascherando lacune oggettive emerse un po’ in tutto il disco.
In Conclusione: un lavoro come appena accennato che non riesce nell’intento di rendere omaggio agli eighties al meglio. C’è la passione, abbiamo il look, vedo anche convinzione ma ci sono tanti aspetti da limare ancora, vedi produzione assolutamente penalizzante e un songwriting più studiato, il resto verrà da se; per ora mi sento di dare solo una stentata sufficienza. (A volte imbattersi in un recensore, non giornalista come tanti amano definirsi autocelebrandosi, cresciuto a pane e rock ‘n roll non credo sia un punto a favore. Si spera di dare indirettamente eventuali consigli, perché la recensione dovrebbe essere un momento di riflessione sugli eventuali errori commessi. Parlo per esperienza naturalmente; in bocca al lupo ragazzi!! Nda)


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