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Mongol, poteva andar molto meglio Mongol, poteva andar molto meglio

Mongol, poteva andar molto meglio

recensioni

gruppo
titolo
"The return"
etichetta
SLIPTRICK RECORDS
Anno

 

TRACKLIST:

01. Prophecy of the blind

02. The return

03. Sacricial rites

04. Takhil

05. Amongst the dead

06. To the wind

07. Dschingis Khan

08.The mountain weeps

09. River child

10. Warband

 

 

LINE-UP:

Tev Tengri – Vocals

Zev – Guitar

Zelme – Guitar

Bourchi – Drums

Sorkhan Sharr – Bass

Sche-Khe – Keyboard/Folk Instruments

opinioni autore

 
Mongol, poteva andar molto meglio 2018-10-13 09:34:11 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    13 Ottobre, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Mongol arrivano dall’Alberta in Canada (e chi gioca a Risiko sa dove si trova) e ci presentano il loro terzo album, intitolato “The return”, concept album basato sulla profezia mongola che prevede la resurrezione di Genghis Khan per completare la sua conquista del mondo. Ammetto che non avevo mai sentito parlare prima di questa band che mi è stata presentata come dedita al folk metal; mi aspettavo quindi qualcosa che potesse ricordare gli Elvenking o il folk tedesco di Saltatio Mortis et similia (specie guardando al fatto che vi è un musicista nella line-up dedito a non meglio specificati “folk instruments”) e non mi sbagliavo nemmeno di molto, se non fosse stato per la stile canoro del singer Tev Tengri che spesso e volentieri si lascia andare ad un growling cavernoso, che ci poteva star bene ad una brutal death metal band, oppure in un gruppo viking scandinavo, ma non certo (almeno secondo i miei canoni di gusto) per un sound come questo. Il folk metal, a mio parere, deve infondere allegria, voglia di far baldoria ed energia in quantità ed il sound dei Mongol si avvicinerebbe anche a questi dettami, se non ci fosse questo vocione belluino a rendere oscuro e violento l’ascolto. Passi per qualche digressione come backing vocals, ma a questa maniera mi sembra davvero esagerato, diventando una presenza eccessiva ed ingombrante. Sforzandomi di non ascoltare il growling brutale del cantante, mi sono concentrato sugli strumenti e devo evidenziare che la band ci sa fare e, pur non essendo particolarmente originale, l’ascolto non è spiacevole. Non so se dipenda dai miei gusti, probabilmente un appassionato di viking o di death metal giudicherebbe diversamente da me, ma non riesco ad accordare più di una sufficienza di stima a questo “The return” dei canadesi Mongol.

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