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Metal prog, tradizioni dei nativi americani e non solo, in questo ep dei canadesi Heyoka’s Mirror Metal prog, tradizioni dei nativi americani e non solo, in questo ep dei canadesi Heyoka’s Mirror

Metal prog, tradizioni dei nativi americani e non solo, in questo ep dei canadesi Heyoka’s Mirror

recensioni

titolo
Loss of Contact with Reality
etichetta
autoprodotto
Anno

Line up:

Andrew Balboa - Vocals, Keyboards and Rhythm Guitars
Omar Sultan - Lead Guitars and Backing Vocals
Bayan Sharafi - Drums

 

Tracklist:

  1. Face of Void
  2. Time Manager
  3. Chronovisor

opinioni autore

 
Metal prog, tradizioni dei nativi americani e non solo, in questo ep dei canadesi Heyoka’s Mirror 2018-10-13 09:51:30 Virgilio
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Virgilio    13 Ottobre, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Gli Heyoka’s Mirror si formano nel 2015 a Calgary, in Canada, ma con membri di origine internazionale (ad esempio, il chitarrista Omar Sultan è di origine pakistana). La band ha pensato di presentarsi intanto con un ep contenente tre tracce, ma non bisogna lasciarsi trarre in inganno dal numero esiguo delle canzoni, perché parliamo di una band metal prog, e infatti il disco sfiora la durata addirittura di mezz’ora! L’intento degli Heyoka’s Mirror sembra quello di fondere il classico prog metal con influenze mutuate dai propri paesi d’origine (e difatti ritroviamo di tanto in tanto passaggi orientaleggianti), ma anche e soprattutto con alcune tradizioni dei nativi americani, in particolare dei Lakota: lo stesso moniker, fa riferimento appunto alla figura degli heyoka, tipica della cultura di alcune di queste tribù e un po’ tutto il disco richiama questi concetti, a partire dalla splendida copertina. La struttura dei brani è alquanto complessa ed articolata, con continui cambi tematici e lunghe divagazioni strumentali. Piuttosto particolare l’approccio vocale, che tende ad essere impostato e solenne e soltanto nella terza traccia appare più vicino ad un cantato più consueto nel metal prog, mentre nella prima traccia c’è qualche inserto anche di extreme vocals. Diciamo che, pur non inventando in realtà nulla di particolare, gli Heyoka’s Mirror dimostrano di essersi sforzati di costruirsi una propria identità, di far emergere alcune peculiarità del loro sound e in questo sono riusciti bene, ottenendo risultati apprezzabili. Magari c’è ancora qualcosa da perfezionare per poter realmente compiere un significativo salto di qualità, ma si tratta di una band senz’altro da tenere d’occhio, per cui auspichiamo possa sviluppare le proprie idee quanto prima anche in un full-length.

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