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Ultha, prossimi alla totale perfezione! Ultha, prossimi alla totale perfezione!

Ultha, prossimi alla totale perfezione!

recensioni

gruppo
titolo
The Inextricable Wandering
etichetta
Century Media
Anno

Tracklist:

1. The Avarist (Eyes of a Tragedy)

2. With Knives to the Throat and Hell in Your Heart

3. There Is No Love, High Up in the Gallows

4. Cyanide Lips

5. We Only Speak in Darkness

6. I'm Afraid to Follow You There

opinioni autore

 
Ultha, prossimi alla totale perfezione! 2018-10-21 12:14:30 Rob M
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Rob M    21 Ottobre, 2018
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Si signori, ecco il nuovo album degli Ultha, band che ultimamente ha fatto davvero parecchio rumore e che è arrivata con quest'ultimo lavoro sotto Century Media. Per chi si aspettava "il peggio" mi fa piacere dire che non è stato il caso e spero non lo sarà con il successore di questo nuovo LP!
Perché tanto rumore anni fa? Il full prima di questo è stato acclamato come un gran bell'album un po' ovunque intorno al 2016 ed i nostri han partecipato anche al Roadburn (ormai evento di punta per tutti i gruppi "alternativi" la fuori che riescon a raggiungere un po' di ascoltatori in piú rispetto a quelli che suonano un genere solo senza troppe contaminazioni). Di fatto, se vi aspettate un lavoro per signorine, questo "The Inextricable Wandering" è un macigno e signori cari, bisogna dirlo a voce alta, "CHE BOTTA!!!".
I tedeschi non han timore di andare dritti a destinazione e sin dall'opener "The Avarist (Eyes Of A Tragedy)" ci si ritrova ad ascoltare una band con le idee ben chiare e capace di annichilire. Un riffing semplice e tuttavia accattivante, un drumming possente, ed un basso che riempie e percuote, accompagnati da voci abrasive per un prodotto che ricorda il primo Lantlos alla lontana - per il suo mood tagliente e velenoso - ma che brilla di luce propria e lascia esterrefatti con già i suoi primi quattordici minuti abbondanti di pura goduria. Gli Ultha son bravissimi nel tener alta la tensione ed anche quando rallentano son in grado, senza sforzi, di offrire soluzioni semplici ma tuttavia ammalianti. Complice una produzione piena e compatta che mette in risalto tutti gli strumenti se pur lasciando spazio a quel sentore di morbosa ruvidità che è da sempre il punto di forza di un genere come il black metal.
La giostra continua a girare con "With Knives To The Throat And Hell In Your Heart", brano piú moderno, in cui si riscontra un approccio decisamente appartenente alla nuova scuola black che si fonde perfettamente con accenti vecchio stampo per un totale di dieci altalenanti minuti in cui ancora una volta la tensione è alta anche dimostrando il lato piú pop della band che comunque fa notare una costante ricercatezza di soluzioni facilmente identificabili e strutture che si ripetono in frangenti diversi durante i vari brani, lasciando intravedere un filo conduttore, una formula, che i nostri han studiato a tavolino ed applicato in modo tale da ottenere un prodotto che possa raggiungere le masse con facilità ed in maniera diretta, senza cattiveria aggiunta che possa storpiare lo sforzo generale.
Cosí facendo, i nostri creano lo scenario perfetto per riproporre poi questi brani in chiave live in maniera ancora piú evocativa e distruttiva, basti pensare proprio al finale blackgaze di questa seconda traccia e cosa potrebbe esser capace di fare dal vivo. Un'idea, la loro, davvero ben pensata ed eseguita.
Dopo un piccolo "break" con "There Is No Love, High Up In The Gallows", arriva un altro colpo sicuro con "Cyanide Lips" ed ancora una volta gli Ultha snocciolano un brano che raggiunge vette altissime senza timore di sperimentare ed ancora una volta usando una struttura che sembra ormai il marchio di stampa della band.
Eppure i colpi di scena non finiscono qui ma anzi, i ragazzi han delle sorprese in serbo come il brano post-rock "We Only Speak In Darkness" che risulta essere assolutamente stupendo nonostante fuori contesto, prima di arrivare alla monumentale e conclusiva "ím Afraid To Follow You There", picco assoluto con quasi venti minuti di musica in cui nostri partono in chiave post, costruendo su una base solida e creando un'atmosfera che ricorda i migliori Bast del primo disco "Spectres", per poi evolversi e riscoprirsi durante il brano stesso. Cosa chiedere di piú come conclusione di un disco tanto colossale come questo?
Gli Ultha si pongono cosí in mostra e danno in pasto al pubblico uno dei migliori lavori del 2019. Se da un lato mi piacerebbe che la band non si soffermasse su schemi che prevedono una struttura spesso simile tra brani diversi, non ci si puó che inchinare davanti a questo macigno. Davvero ben eseguito, magari non fedele al 100% alla vecchia scuola, ma contemporaneo, fresco ed assolutamente impeccabile. Vicini all'assoluta perfezione, gli Ultha son la band black sulla bocca di tutti e con tutto rispetto se lo meritano!

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