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Da vent'anni ai vertici del Death Metal e nessuna intenzione di scendere: settimo album per gli Hate Eternal Da vent'anni ai vertici del Death Metal e nessuna intenzione di scendere: settimo album per gli Hate Eternal Hot

Da vent'anni ai vertici del Death Metal e nessuna intenzione di scendere: settimo album per gli Hate Eternal

recensioni

titolo
Upon Desolate Sands
etichetta
Season Of Mist
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Death Metal 

SIMILAR ARTISTS: Morbid Angel, Immolation, Kririun, Malevolent Creation 

LINE UP: 
Erik Rutan - vocals, guitars 
J.J. Hrubovcak - bass 
Hannes Grossmann - drums 

TRACKLIST: 
1. The Violent Fury [03:55] 
2. What Lies Beyond [03:08] 
3. Vengeance Striketh [04:39] 
4. Nothingness of Being [05:02] 
5. All Hope Destroyed [05:45] 
6. Portal of Myriad [04:13] 
7. Dark Age of Ruin [03:58] 
8. Upon Desolate Sands [05:01] 
9. For Whom We Have Lost [03:17] 

Running time: 38:58 

opinioni autore

 
Da vent'anni ai vertici del Death Metal e nessuna intenzione di scendere: settimo album per gli Hate Eternal 2018-10-25 17:10:05 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    25 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

E' impossibile contenere le aspettative quando ti ritrovi a dover recensire un nome che gli americani definirebbero "larger than life"; ed è quello che accade anche dunque, se ad essere recensito è il nuovo album di uno dei gruppi più influenti dell'intera scena Death Metal mondiale, guidato da uno dei più rinomati artisti del genere: con "Upon Desolate Sands", licenziato da Season of Mist, tornano alla carica con il loro settimo album gli Hate Eternal di mr. Erik Rutan. E lo fanno con la solita onestà intellettuale che compete loro, restando estremamente fedeli a ciò che hanno fatto sino ad oggi, immutati ed immutabili, fautori di un Death Metal che affonda le proprie radici nella fine dei 90's.

Parliamo insomma di un gruppo che con il proprio secondo album, King of All Kings" ha tirato fuori nel 2002 uno dei dischi fondamentali del Death Metal per gli inizi del nuovo millennio, continuando imperterrito per la propria strada con quel sound che ha ben più di un punto in comune con Immolation e Morbid Angel. Soprattutto questi ultimi, ovviamente, e più nello specifico quelli pesanti e claustrofobici di "Gateways to Annihilation", album in cui, guarda caso, suonava anche Rutan. Accompagnato dal compare di ormai lungo corso J.J. Hrubovcak al basso e dal neo-entrato Hannes Grossmann dietro le pelli (drummer con giusto quel poco di esperienza, tra Obscura, Alkaloid o Necrophagist), Rutan con i suoi Hate Eternal ci offre un album che ha ben in mostra il marchio del bestiale trio floridiano, tra feroci sfuriate ("All Hope Destroyed" un esempio lampante) e claustrofobici rallentamenti che risultano essere i momenti più pesanti nell'operato della band, quelli in cui sembra che gli Hate Eternal ti stiano prendendo a cazzotti alla bocca dello stomaco. Il tutto funziona come una macchina ben oliata con il riffingwork massiccio ed il vocione gutturale di Rutan e la sezione rtimica granitica e compatta della coppia Hrubovcak/Grossmann: questi tre danno vita ad un vero e proprio assedio non concedendo nemmeno un attimo di pausa, colpendo duro con pezzi come "Nothingness of Being", "What Lies Beyond" e Portal of Myriad", senza che ci si vada a dimenticare "Vengeance Striketh", in cui Grossmann fa la voce grossa con un drumming di elevatissimo spessore.

"Upon Desolate Sands" è un disco compatto e che scorre via fluido, nonostante l'innata pesantezza del sound degli Hate Eternal. L'apporto di Hannes Grossmann dietro le pelli è fondamentale per dare un nuovo volto ad una band che in ogni caso non ci pensa minimamente ad innovare la propria proposta. E dagli Hate Eternal, ci scommetto, nessuno lo vorrebbe.

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