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Un discreto lavoro per gli Horrendous, seppur non scevro da qualche difetto Un discreto lavoro per gli Horrendous, seppur non scevro da qualche difetto

Un discreto lavoro per gli Horrendous, seppur non scevro da qualche difetto

recensioni

titolo
Idol
etichetta
Season Of Mist
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Progressive Death Metal 

FFO: Death, Pestilence, Cynic 

LINE UP: 
Damian Harring - vocals, guitars 
Matt Knox - vocals, guitars 
Alex Kulick - bass 
Jamie Knox - drums 

TRACKLIST: 
1. ...Prescience [01:18] 
2. Soothsayer [04:53] 
3. The Idolater [05:12] 
4. Golgothan Tongues [06:15] 
5. Divine Anhedonia [05:04] 
6. Devotion (Blood for Ink) [06:25] 
7. Threnody... [02:19] 
8. Obolus [08:37] 

Running time: 40:03 

opinioni autore

 
Un discreto lavoro per gli Horrendous, seppur non scevro da qualche difetto 2018-11-09 16:09:17 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    09 Novembre, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Sin dalla loro formazione quasi dieci anni or sono, gli Horrendous sono sempre stati considerati uno dei gruppi di punta del sottobosco Death americano; partiti con un Death Metal fortemente influenzato dall'old school svedese -Dismember, Entombed...-, già a partire dal secondo album "Ecdysis" i nostri hanno spostato le loro sonorità verso lidi più progressivi, sperimentazione che è continuata anche con il seguente "Anareta" e che trova il suo zenit con quest'ultima opera, "Idol", un disco che presenta alcune novità. La prima in formazione, con il debutto su disco del bassista Alex Kulick; ma la novità più importante riguarda il cambio di etichetta, con i nostri che hanno lasciato la lanciatissima Dark Descent Records per accasarsi in quella che ad oggi è divenuta ormai una delle etichette Metal di punta al mondo: Season of Mist.

Leggendo "Progressive Death" al giorno d'oggi si pensa immediatamente a quello che è oramai assunto come "Montreal Sound" - quel sound di gruppi come Beyond Creation ed Augury, per intenderci -, ma non è il caso degli Horrendous. Le sonorità della band di Philadelphia, in cui possiamo trovare anche parecchie influenze dal classico Heavy Metal, vertono maggiormente su gruppi quali Death o Pestilence. "Idol" è nel complesso un buon disco, ma che soffre di un problema già riscontrato un po' di tempo fa nei Pestilence stessi, ossia che spesso le sferzate estreme ed i cervellotici passaggi Prog non sembrano perfettamente legati tra loro; il lavoro di arrangiamento, sotto questo punto di vista, è purtroppo mediocre: i brani non scorrono fluidi come dovrebbero, sembra quasi che invece di effettuare i passaggi stilistici tra l'uno e l'altro in maniera naturale, i nostri abbiano quasi tagliato ed incollato a spezzoni (non so se riesco a rendere l'idea). Un esempio su tutti è "Divine Anhedonia", probabilmente il pezzo in cui questo 'difetto di fabbricazione' si palesa in maniera più imponente.

La perizia tecnica degli Horrendous è comunque altamente elevata: la band americana sa decisamente suonare, insomma. Ma c'è da lavorare maggiormente per rendere, come si diceva, più fluide le composizioni. Nel complesso comunque, facendo una media e mettendo nel conto un buon uso (non esagerato) di clean vocals, "Idol" è un album che raggiunge facilmente la sufficienza.

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