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Gli Opeth pubblicano un live album che immortala efficacemente l’attuale incarnazione della band svedese. Gli Opeth pubblicano un live album che immortala efficacemente l’attuale incarnazione della band svedese.

Gli Opeth pubblicano un live album che immortala efficacemente l’attuale incarnazione della band svedese.

recensioni

gruppo
titolo
Garden of the Titans (Opeth Live at the Red Rocks Amphitheatre)
etichetta
Nuclear Blast
Anno

Line up:

Mikael Åkerfeldt – vocals, guitars

Martin Méndez – bass

Martin Axenrot – drums, percussion

Fredrik Åkesson – guitars, backing vocals

Joakim Svalberg – keyboards, piano, mellotron

 

Tracklist:

  1. Sorceress
  2. Ghost of Perdition
  3. Demon of the Fall
  4. The Wilde Flowers
  5. In My Time of Need
  6. The Devil’s Orchard
  7. Cusp of Eternity
  8. Heir Apparent
  9. Era
  10. Deliverance

opinioni autore

 
Gli Opeth pubblicano un live album che immortala efficacemente l’attuale incarnazione della band svedese. 2018-11-10 17:32:40 Virgilio
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Virgilio    10 Novembre, 2018
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Registrato nella suggestiva cornice del Red Rocks Amphitheatre, in Colorado e con una copertina di Travis Smith che richiama palesemente quella di “In Rock” dei Deep Purple (in tal senso, si ricorderanno anche i richiami alla band britannica nella copertina del live alla Royal Albert Hall), “Garden of the Titans” è il titolo scelto dagli Opeth per questo loro live album, con il quale viene immortalato un loro concerto durante il tour di supporto a “Sorceress”, per il quale è stata pubblicata anche una versione in dvd. Com’era facile immaginare, viene dato più spazio all’ultimo album, del quale vengono proposti tre brani, ovvero la title-track, che apre il concerto, più “The Wilde Flowers” ed “Era”. Per quanto, com’è noto, gli Opeth negli ultimi anni abbiano un po’ mutato pelle e attitudine con la loro musica, per la gioia dei suoi fan, Åkerfeldt almeno dal vivo non abbandona del tutto i suoi pezzi più datati e così, oltre all’immancabile “Deliverance”, ritroviamo brani come “Demon of the Fall” o “Ghost of Perdition”, insieme alla malinconica “In My Time of Need”, canzone tratta da “Damnation”, alla quale anche il pubblico presta il proprio contributo, cantando in coro un’ampia parte del brano. Certo, onestamente avremmo gradito qualcosa in più in tal senso ed è un peccato che non venga minimamente preso in considerazione un album leggendario come “Blackwater Park”. Ad ogni modo, la band suona in modo impeccabile e riesce a tessere trame intriganti e suggestive, che non mancano di incantare il pubblico. Come di consueto, inoltre, Åkerfeldt parla parecchio tra un brano e l’altro, magari scherzando o anche per spiegare o introdurre il pezzo successivo: la sensazione è che, al di là di tutto, gli Opeth abbiano saputo mantenere una certa continuità tra il passato ed il presente che, quando viene evidenziata, riesce a far emergere momenti di grande intensità, facendone apprezzare le migliori qualità, che li hanno resi grandi in tutti questi anni. Un ottimo concerto, magari non il migliore o quello definitivo, ma che riesce ad immortalare in maniera alquanto convincente quelli che sono gli Opeth di oggi.

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