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Ancora un'insufficienza per i Malacoda Ancora un'insufficienza per i Malacoda

Ancora un'insufficienza per i Malacoda

recensioni

gruppo
titolo
"Restless dreams"
etichetta
Rockshots Records
Anno

 

TRACKLIST:

1. The fog of memory
2. I got a letter

3. Wrapped in laments

4. In static

5. Knives

6. Mannequin heart

7. Youth is innocence

8. Doppleganger

9. Darkness leads the way

10. The labyrinth within

11. Dominance

12. Abstract care

13. The symbol of pain

14. Our special place

 

 

LINE-UP:

Vocals/Guitar/Bass/Keyboards – Lucas Di Mascio

Drums – Michael Farina

Guitar – Daniel Alonzi

Additional Guitars – Cooper Seldon

 

Guest Vocals on “Doppelganger” – Mohammad Maki

Guest Solo on “Our Special Place” – Tom MacLean

opinioni autore

 
Ancora un'insufficienza per i Malacoda 2018-11-10 18:01:53 Ninni Cangiano
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    10 Novembre, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Mi ero imbattuto nei gothsters canadesi Malacoda (demone inventato da Dante Alighieri, quale capo dei Malebranche) due anni fa, all’epoca del precedente lavoro “Ritualis Aeterna”; adesso la band dell’Ontario torna con il suo secondo album, intitolato “Restless dreams” dalla inquietante copertina, edito dalla label torinese Rockshots Records. Il disco è composto da 14 brani per una durata di quasi un’ora e qui scopriamo subito il più grosso tallone d’Achille: l’eccessiva lunghezza. Ci sono infatti alcuni pezzi che sinceramente non hanno molta ragione d’esistere, tipo i rumori di fondo di cui è costituita “Darkness leads the way” (quasi 2 minuti e mezzo che sfuggono dalla mia comprensione e che poco hanno a che vedere con la musica); accanto a questi, alcuni sono troppo prolissi (i 7 minuti di “The symbol of pain” ed i 12 minuti di “Our special place” sono interminabili, soprattutto considerando che sono i due brani conclusivi), o altri che sono un gradino sotto a livello qualitativo e rischiano di annoiare (“The labyrinth within” ed “Abstract care” sono tra questi). Va dato merito ai Malacoda che hanno saputo creare perfettamente le atmosfere tipiche del gothic metal, abbastanza oscure e tetre, quasi claustrofobiche, aiutate in questo dalla voce bassa ed espressiva di Lucas Di Mascio; per i miei gusti le backing vocals in screaming ossessivo e malato (in pieno stile black metal) sono eccessive ed ingombranti ma, come detto, si tratta di gusti personali che, in quanto tali, sono ampiamente opinabili. Per il mio modo di vedere, questo screaming ci starebbe anche bene, ma andrebbe fatto un uso parecchio limitato, giusto per “incattivire” il climax dei singoli pezzi, ma senza esagerare come invece i Malacoda fanno spesso e volentieri (“Dominance” è un esempio in tal senso). Noto purtroppo ancora una volta che, nella presentazione della band, si parla di symphonic power ma mi sfugge il motivo di questa catalogazione decisamente campata in aria, visto che di power e di symphonic non vi è traccia in ciò che ho ascoltato che è gothic metal al 100%, con qualche influsso horror; trovo anche paragoni con i Kamelot o addirittura i Type O Negative... perchè si arrivi a certi azzardi sinceramente non lo comprendo, dato che il sound dei Malacoda non ha assolutamente nulla a che vedere con bands del genere. Con un po’ più di ritmo da parte del batterista, meno screaming e qualche pesante sforbiciata qua e là, questo “Restless dreams” avrebbe potuto anche raggiungere la sufficienza, per ora i Malacoda hanno ancora una volta da migliorare, per sperare di uscire dall’anonimato.

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