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Nuova fatica degli Hatesphere ma stessa formula: death/thrash a rotta di collo Nuova fatica degli Hatesphere ma stessa formula: death/thrash a rotta di collo

Nuova fatica degli Hatesphere ma stessa formula: death/thrash a rotta di collo

recensioni

titolo
Reduced To Flesh
etichetta
Scarlet Records
Anno

Line-up:

  • Esse - vocals
  • Kasper - guitar
  • Mike - drums
  • Jimmy - bass
  • Pepe - guitar

Tracklist:

01. Praeludium

02. Corpse Of Mankind

03. Nothing Is Definite

04. Ruled By Domination

05. Reduced To Flesh

06. Can Of Worms

07. Lethal Mistakes

08. Petty

09. Afterlife

10. Despicable You

opinioni autore

 
Nuova fatica degli Hatesphere ma stessa formula: death/thrash a rotta di collo 2018-11-11 21:11:41 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    11 Novembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 12 Novembre, 2018
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Sono passati ben diciassette anni dall'esordio dei danesi Hatesphere e, come un circolo che si ripete all'infinito, la formula del quintetto non è cambiata, o almeno non lo è l'impostazione di base: un death/thrash forte di riff taglienti e senza fronzoli come se piovesse. Oggi, come allora, con il nuovissimo "Reduced To Flesh" siamo ancora sugli stessi lidi.
Un album, questo, che si lascia ascoltare, che piace ed è estremamente diretto ma che porta con sé pochissime, per non dire quasi nessuna, novità. Insomma, per farla breve, è un lavoro perfettamente in linea con la discografia precedente della band, oserei dire quasi un copia/incolla con gli scorsi lavori, se non fosse per qualche sfumatura tendente al melodic death svedese e qualche punta metalcore data dalla voce di Esse. Non fraintendetemi ragazzi con le parole appena dette: "Reduced To Flesh" mi è piaciuto per il suo approccio diretto e conciso, per la pesantezza proposta, per le sfuriate forti dell'influenza dei vicini di casa Artillery e, in generale, per il talento della band. Allora cosa giustifica la sufficienza data a questa nuova fatica? La monotonia: i brani, seppur accattivanti, cafoni ed irriverenti, risultano troppo simili tra loro. Se poi ci allarghiamo a tutta la carriera del quintetto, ecco che la ripetitività si estende a tutti i lavori di questi diciassette anni. Questo, a mio avviso, è l'enorme ed unico difetto degli Hatesphere: l'essersi fossilizzati troppo su determinati pattern e il non uscire mai fuori dagli schemi proposti. Se ci sono bands che di questa formula ne hanno fatto l'asse portante con successo (vedasi Slayer, Exodus e compagnia bella), ce ne sono altre per le quali la suddetta si è rivelata la proverbiale zappa sui piedi che ci si tira da soli e i nostri amici danesi, ahimè, rientrano in questa seconda categoria. Tanta bravura, grinta, energia, cafonaggine a palate, riff spietati e distruttivi... una bomba atomica di band frenata dall'eccessiva monotonia dei lavori proposti. Urge immediatamente un'ondata di freschezza ragazzi!

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