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Nothgard: Un buon album, ma già rimpiangiamo i Nothgard che furonono Nothgard: Un buon album, ma già rimpiangiamo i Nothgard che furonono Hot

Nothgard: Un buon album, ma già rimpiangiamo i Nothgard che furonono

recensioni

gruppo
titolo
Malady X
etichetta
Metal Blade Records
Anno

01. Voyage to decay (Intro)

02. Malady X

03. Shades Of War

04. Guardians Of Sanity

05. Epitaph

06. Deamonium I

07. Serpent Hollow

08. Devil Hill Know

09. Fall Of An Empire

10. Black Horizon (Instrumental)

11. Eye For An Eye (Bonus Track)

12. Ninja (Bonus Track)

 

Line Up

Dom R. Crey: Vocals, Guitars, Keyboards

Skaahl: Guitars

Nico Kolja: Bass, Backing Vocals

Felix Idra: Drums

opinioni autore

 
Nothgard: Un buon album, ma già rimpiangiamo i Nothgard che furonono 2018-11-13 18:40:47 Gianni Izzo
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Gianni Izzo    13 Novembre, 2018
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La Metal Blade Records adotta i Nothgard e pubblica il loro quarto album in studio. Arriva quindi “Malady X”, a due anni da “The Sinner’s Sake”, che seppur molto buono, non riuscì a bissare l’ottima prestazione di “Age Of Pandora”.

Purtroppo “Malady X”, nonostante sia, da un punto di vista strettamente tecnico, un ottimo prodotto, risulta essere ancor più lontano da quell'equilibrio tra death, melodia ed epicità ottenuto in “Age…”, e non all'altezza del precedente “The Sinner’s Sake”.
Parliamo comunque di un buon disco, ma certo rimaniamo con un po’ di amaro in bocca. Si sente che i Nothgard hanno curato ogni minimo particolare degli arrangiamenti: dai riff, agli assoli, a tutto il comparto ritmico e sinfonico, per non parlare della resa del suono che deve la sua potenza anche al master affidato a Jens Bogren (Arch Enemy, Amon Amarth…etc).
A partire dalla title-track che apre il disco (dopo la classica intro sinfonica), passando per “Fall Of An Empire”, o l’ottima “Epitaph”, anche “Malady X” ha diverse frecce al suo arco. Purtroppo però dobbiamo notare una certa ostentazione, soprattutto durante i refrain, di alcune soluzioni musicali un po’ troppo simili a loro. L’azzeccato riff di “Death Unites” ad esempio (traccia contenuta nel precedente album), sembra far capolino anche qui a più riprese. Altri momenti risultano essere invece troppo freddi, fagocitati da lavori chitarristici ricercati, che cercano di incantare tecnicamente pur volendo rimanere per forza impressi nell'ascoltatore fin dal primo ascolto, ma certe alchimie non sono facili da trovare.

Jen Majura degli Evanescence torna a fare da guest, insieme a Veli-Matti Kananen dei Kalmah, ma è la singer dei Battle Beast Noora Louhimo, che si fa notare con la sua tagliente voce in “Daemonium I”, traccia positiva, ma che a sentirla sembra che i Notghard abbiano un po’ saccheggiato l’idea degli Amon Amarth di “A Dream That Cannot Be”. L’andazzo è lo stesso, la voce graffiante di Louhimo che duetta con Crey, sembra quella di Doro che duetta col potente Johan Hegg.
Ma dopotutto i Nothgard provengono dalla branchia viking, lo dimostra un altro episodio positivo come la martellante “Serpent Hollow”, ed anche qui, ad onor del vero, aleggia l’ombra degli Amon Amarth.

Non c’è una vera e propria traccia uscita male in “Malady X”, ma di certo mancano dei veri highlights, l’ultimo disco è epico ma non tanto quanto “Age Of Pandora”, è oscuro e teatrale, ma non tanto quanto “The Sinner’s Sake”, e soprattutto è un po’ troppo ripetitivo.
Il platter è disponibile in diverse edizioni, in una delle quali troverete due bonus track, la prima è “Eye For An Eye”, che niente aggiunge a quanto proposto già abbondantemente nelle precedenti tracce. Poi abbiamo un’ottima versione di “Ninja” degli Europe, che ci fanno rivalutare un brano metal a tutti gli effetti, contenuto in quel “The Final Countdown” che purtroppo al'’epoca fu reso dagli addetti ai lavori, inutilmente leggero, per far felice la legge del mainstream pop

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