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Il ritorno di Holter orfano di Jorn con un discreto lavoro di metal melodico e sinfonico Il ritorno di Holter orfano di Jorn con un discreto lavoro di metal melodico e sinfonico

Il ritorno di Holter orfano di Jorn con un discreto lavoro di metal melodico e sinfonico

recensioni

gruppo
titolo
Vlad the Impaler
etichetta
Frontiers Records
Anno

Tracklisting:

The World`s On Fire

Awakened

Drums Of Doom

The Last Generation

I`ll Die For You

Shadows Of Love

Without You

Under My Skin

Vlad The Impaler

Save Me Part II

 

Line-up:

Nils K Rue: Male lead Vocals

Eva Iselin Erichsen: Female lead vocals

Trond Holter: Guitars

Bernt Jansen: Bass

Per Morten Bergseth: Drums

Erling Henanger: Synth/Keyboards

 

 

opinioni autore

 
Il ritorno di Holter orfano di Jorn con un discreto lavoro di metal melodico e sinfonico 2018-11-16 11:52:07 Federico Orano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    16 Novembre, 2018
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

Torna a farsi sentire Holter, dopo il positivo esordio con il progetto Dracula Rock Opera che lo vedeva impegnato in compagnia del singer norvegese Jorn Lande. Stavolta il buon Tront (ex-Wig Wam, JORN) non potendo contare sul talento del suo connazionale ha deciso di affidare il microfono a Nils K Rue (Pagan's Mind) per quanto riguarda le parti maschili ed a Eva Iselin Erichsen per le voci femminili.

Facendosi ispirare dalle storie vampiresche ed in particolare a Dracula, i brani si muovono su un melodic metal dal tocco sinfonico e teatrale. Nessun pezzo memorabile ma un buon insieme di melodie ispirate supportate da una produzione attenta e pulita. Se la partenza con la buona “The World`s On Fire” ed il potente midtempo melodico “Drums Of Doom” non è affatto malvagia, è la parte centrale del disco a convincere maggiormente grazie alla ballatona orchestrale “Shadows Of Love” che vede protagonista la brava singer Eva e con l'ispirata e teatrale “I`ll Die For You”.

Tutto questo non basta per rendere questo disco davvero indimenticabile, ma non si può non riconoscere che “Vlad the Impaler” sia un lavoro molto godibile e piacevole anche se non regge il paragone col debutto targato Holter.

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