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Il ritorno dei Darkness non delude i fedelissimi del Thrash Il ritorno dei Darkness non delude i fedelissimi del Thrash Hot

Il ritorno dei Darkness non delude i fedelissimi del Thrash

recensioni

gruppo
titolo
First Class Violence
etichetta
Massacre Records
Anno

PROVENIENZA: Germania

GENERE: Thrash Metal

LINE UP:
Lee - Voce
Lacky - Batteria
Arnd - Chitarra
Meik - Chitarra
Dirk - Basso

TRACKLIST:
1. Prelude In E (Intro)
2. Low Velocity Blood Spatter
3.Neoprimitive
4. Hate Is My Engine
5. See You On The Bodyfarm
6. Zeutan
7. The Autocrazy (Autocracy) Club
8. Born Dead
9. First Class Violence
10. I Betray

opinioni autore

 
Il ritorno dei Darkness non delude i fedelissimi del Thrash 2018-11-16 20:13:24 Marianna
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Marianna    16 Novembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 2018
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I veterani Darkness tornano con un album duro, graffiante e da puro “headbanging” in cui, i trentuno anni di carriera, non sembrano minimamente pesare. First Class Violence (uscito il 12 Ottobre di quest'anno ndr.), si inserisce magnificamente nella discografia della band ed insieme alle opere: Death Squad, Defenders Of Justice e The Gasoline Solution, offrono una “visione spietata” che questi hanno della realtà.
Un mondo collerico, incline all' odio ed alla violenza, ben espresso sia dagli artwork scelti, che dall'evocativo titolo della loro ultima fatica.

Sebbene l'intro così melodico potrebbe trarre in inganno, le restanti dieci tracce arrivano “dritte alle orecchie” in modo violento e preponderante, rispettando i classici canoni del Thrash old-school; velocità, brutalità e riffs graffianti, ecco gli ingredienti perfetti. “See You on the Bodyfarm” è il pezzo che maggiormente rappresenta questa “tradizione musicale”; il vocalist Lee ha quel potere ed abilità canora di travolgere e, al contempo, coinvolgere lo spettatore. Il mezzo usato per tale scopo è l'incisivo ritornello (che riprende il titolo della canzone ndr.), il quale risuona quasi come un inno. La voce straziante, accompagnata da ritmiche incessanti, sembrano voler risvegliare anche l'ascoltatore più “assopito”, tuonando come un monito minaccioso. A seguire troviamo “Zeutan”, canzone omaggio ad Olli Fernickel (scomparso nel 1998 ndr.) e conosciuto anche con tale soprannome; voce dei Darkness dal 1986 al 1989, viene ricordato attraverso questo brano che vanta la partecipazioni Mr. Angelripper e Ventor. L'incipit solenne, reso egregiamente dalla fermezza della lingua tedesca, lascia ben presto il posto alle taglienti chitarre: in un attimo si ritorna nei vorticosi meandri del Thrash.
La visione violenta e rabbiosa del mondo traspare a pieno nelle ultime tracks dell'album: “Born Dead” e “First Class Violence”. Le percussioni sono davvero concitate, quasi angoscianti e volte a “smuovere” l'animo di chi ascolta; proprio la title track diventa emblema esemplificativo di quanto, secondo i Darkness, oggigiorno sia cambiato il concetto di “violenza”. Essi asseriscono che, ad esempio, per rispondere in campo militare ad un attacco, sia sufficiente l'utilizzo di un drone, senza il contatto diretto con il nemico e “non sporcandosi le mani”. Tutto ciò dimostra come l'agire in modo violento sia diventato “freddo”, “asettico” ed a tratti nella norma; “non ci si sporca più le mani” (così affermano i nostri Teutonici), ma si osserva tutto da una “posizione privilegiata”, ritornando tranquillamente alla propria vita.
Se, come citato poc'anzi, l'album si apre in modo armonioso, soave e lontano dalla “durezza” del Metal, la chiusura non può che essere del medesimo "stampo" o, addirittura, di livello superiore. A riprova di ciò, l'opera si conclude con “I Betray” (uno dei miei brani preferiti ndr.) per il finale malinconico cantato da una voce quasi “angelica”.

Con questo full lenght i Darkness mantengono alta la qualità del Thrash Metal, pur non apportando novità, “sfornano” un album che rispetta la tradizione.
Consigliato ai nostalgici dei “bei tempi” ormai passati.

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10
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