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Rising: Un concept dalle tinte oscure Rising: Un concept dalle tinte oscure

Rising: Un concept dalle tinte oscure

recensioni

gruppo
titolo
Sword And Scythe
etichetta
Indisciplinarian
Anno

01. Amor Fati (Intro)

02. Empirical

03. Hunger And Exile

04. Camp Century

05. White Heat

06. Ancestra Sun

07. Civil Dawn

08. Salted Earth

09. Renewal Ritual

10. Kill Automation

11. Sea Of Irrelevance

12. Aeterna

 

Line-up:

Morten Grønnegaard - Vocals

Jacob Krogholt - Guitars

Anders Bo Rasmussen - Guitars

Bjarke Lassen - Bass

Martin Niemann – Drums

opinioni autore

 
Rising: Un concept dalle tinte oscure 2018-12-04 21:13:39 Gianni Izzo
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    04 Dicembre, 2018
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Quarto full-length per i danesi Rising, band che non conoscevo, e di cui è difficile trovare sito o anche la pagina Facebook, probabilmente a causa di un nome un po’ troppo generico e di poca popolarità, un binomio che purtroppo crea non pochi disagi ai motori di ricerca.
In ogni caso ci ha pensato per fortuna la All Noire a fornirci tutti i dettagli.

Il quintetto danese nasce a Copenhagen nel 2008, da un’idea del chitarrista Krogholt e del batterista Niemann. All’inizio i Rising sono un trio, che tra diverse difficoltà riesce ad auto prodursi due EP, e due full-lenght, per poi sciogliersi per contrasti interni.
Ma Krogholt ci crede ancora nel progetto, fonda l’etichetta Indisciplinarian, richiama il solo Niemann, e si rimettono al lavoro. Si formano i Rising di oggi, con l’entrata del cantante Grønnegaard, di un secondo chitarrista, Bo Rasmussen, e del bassista Lassen. I cinque incidono così, prima “Oceans Into The Graves” ed ora “Sword And Scythe”.

Accanto ai strumentisti dei Rising, nell’album potete ascoltare anche un coro, il pianoforte, il mellotron e il trombone, tutti guest che sono venuti a dare una mano alla band, in modo da arricchire il più possibile il loro sound, dando anche varietà ad un concept che attraverso i testi va ad analizzare le continue evoluzioni ed involuzioni dell’uomo, attraverso le sue gesta nella storia, con una spiccata visione negativa nei confronti dell’agire umano.

Ammetto che un po’ la copertina (disegnata dal cantante), un po’ il titolo del disco, un po’ il fatto che si legge a caratteri cubitali sulla promo, “Epic Metal”, sinceramente mi ero messo in testa, e un po’ ci speravo, di essere davanti ad un qualcosa alla Virgin Steele, quelli pre rincoglionimento di DeFeis ovviamente, ma mi sono sbagliato.

Per quanto i refrain più epici non manchino, le belle “Empirical” e “Salted Earth” sono li a testimoniare la parte migliore del disco, i Rising di base sono una band che cerca di unire l’heavy europeo abbastanza legato ai decenni passati, un po' anni '80, un po' ai '70 di band come Black Sabbath, ad un approccio sludge/doom di stampo statunitense, ed infatti basta passare ad una “Camp Century” per immergersi in chiari richiami al sound d’oltre oceano, che cambia completamente prospettiva rispetto a quanto sentito nelle due canzoni precedenti.

Tutto il disco è permeato, quasi nella sua totalità, da tempi dilatati ed un mood abbastanza malinconico, con qualche concessione a ritmiche più telluriche come in “White Heat”, piuttosto piatta ed insipida, e “Kill Automation”, migliore della prima. Tuttavia la parte più riuscita della proposta dei Rising è sicuramente quella legata ai tempi più lenti ed ai toni più crepuscolari.

Qualche canzone sotto tono, ed una produzione un po’ datata (quel riverbero pesante sulla voce del bravo vocalist infastidisce parecchio), non riescono a far lievitare la qualità del disco più di tanto, parliamo in ogni caso di un buon lavoro.

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