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Gli americani Fall tornano con un ep all’insegna di un buon prog/melodic death d’ispirazione scandinava

recensioni

gruppo
titolo
The Dreamer of Tragedy
etichetta
autoprodotto
Anno

Line up:

Jessie Santos - rhythm/lead guitar, vocals
David Gutierrez -bass
Daniel Benavides - rhythm/lead guitar
Lorenzo Perez – drums

 

Alan Hankers - keyboards

 

Tracklist:

  1. Ascend
  2. Defender
  3. Heir to Silence
  4. Longing Spirits

opinioni autore

 
Gli americani Fall tornano con un ep all’insegna di un buon prog/melodic death d’ispirazione scandinava 2018-12-07 10:24:04 Virgilio
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Virgilio    07 Dicembre, 2018
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I Fall sono una band texana formatasi nel 2010, che ha all’attivo un demo e soprattutto un full-length, “The Insatiable Weakness”, pubblicato nel 2016. Adesso il gruppo torna sul mercato discografico con un ep composto da quattro tracce, per una durata complessiva di circa venticinque minuti. Pur trattandosi di una band americana, lo stile è pesantemente influenzato dalla scena scandinava: potremmo citare tra le loro principali fonti d’ispirazione soprattutto Soilwork e Opeth, anche se poi in effetti per qualche sfumatura del cantato o delle chitarre ogni tanto ci hanno fatto pensare per qualche istante a Tool o A Perfect Circle. Fondamentalmente, però, la band suona un prog/melodic death, perché i brani spesso si sviluppano attorno ad autentiche trame progressive, con cambi tematici e cantato in chiaro, per poi inserire però anche autentiche sfuriate all’insegna del melodic death di stampo svedese, con il cantato che ovviamente in questi casi diventa estremo. Le tracce sono dunque mediamente piuttosto lunghe (addirittura “Longing Spirits” supera gli otto minuti) e i Fall dimostrano di saper alternare sapientemente passaggi aggressivi con altri più atmosferici oppure inserendo qualche divagazione strumentale. Insomma, non possiamo dire che questi quattro musicisti inventino nulla di nuovo, però hanno saputo creare quattro tracce molto ben articolate e con diverse idee apprezzabili. Un buon disco, dunque, che certo non ci spinge al punto di accostare i Fall ai migliori Opeth, ma che merita sicuramente di avere la sua chance.

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