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I Nerobove scandagliano il malessere umano con un sound azzeccatissimo I Nerobove scandagliano il malessere umano con un sound azzeccatissimo Hot

I Nerobove scandagliano il malessere umano con un sound azzeccatissimo

recensioni

gruppo
titolo
Monuments to Our Failure
etichetta
autoprodotto
Anno

PROVENIENZA: Italia

GENERE: Death/ Thrash Metal

LINE UP:

Salvatore Leonardi – Chitarra/Voce

Luca Longo - Chitarra/Voce

Liliana Teobaldi – Basso

 

Francesco Paladino – Batteria

GUESTS:

Gabriele Catania - Voce e testi in "Diluvio", backing vocals in "La Bête Humaine" e "Gloomy Sunday"

Giacomo Iannaci - Chitarre ed FX in "Of Mud And Bones"

TRACKLIST:

1. Nekyomanteia

2. Not Waving but Drowning

3. Diluvio

4. Of Mud And Bones

5. La Bête Humaine

6. Anamnemesis

7. Gloomy Sunday

 

opinioni autore

 
I Nerobove scandagliano il malessere umano con un sound azzeccatissimo 2018-12-09 12:36:40 Marianna
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Marianna    09 Dicembre, 2018
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I siciliani Nerobove nascono nel lontano 2011 con il monicker See You Leather, per poi evolversi nell'attuale progetto musicale.
Monuments to Our Failure si presenta come un lavoro davvero profondo ed ambizioso, volto a esplorare una società senza “vie di uscita”. La commistione di più generi (dal Thrash al Black Metal, per esempio) danno vita a sette brani veloci, rabbiosi e per nulla banali.

La complessità dell'album è chiara già dalle prime tracce; “Nekyomanteia” apre il disco d'esordio, presentandosi fin da subito, con la tutta la sua carica esplosiva, come una lunga cavalcata verso gli abissi dell'umanità. Il testo è liberamente tratto dal sesto libro di “Pharsalia” (conosciuto in italiano anche con il nome “De Bello Civili”), poema epico romano di Lucano. Chitarre distorte, versi in latino, e la voce graffiante di Luca Longo, ci trascinano nell'impeto del tormento bellicoso ed irrequieto, posto in essere da anni di sottomissione ai Potenti. Una situazione che, vedendola con gli occhi moderni, trova un parallelismo nell'attuale generazione: illusa, sconfortata, pervasa da un senso di fallimento ed incapace di vedere ciò che accade intorno. “Not Waving But Drowning” è ispirato all'omonimo poema di Stevie Smith, poetessa che come i Nostri, descrisse l'insofferenza del suo tempo; in lei e nella musica dei Nerobove, notiamo una mistione di più elementi: passaggi rapidi del Thrash, i lunghi assoli di chitarra e l'irrequietezza del Black. Il poema originario narra di un uomo che sta annegando il cui dimenare in cerca di aiuto, però, fu scambiato per puro saluto; la chiave di lettura è complessa ma facilmente riconducibile al malessere dei giovani d'oggi. Essi chiedono aiuto ai “Monumenti”, coloro i quali dovrebbero essere d'esempio, ma che finiscono per affossare le speranze.
“Diluvio” è la traccia che meglio rappresenta i Nostri in quanto racchiude in sé più sottogeneri: dal lento e riflessivo Prog, all'impeto del Death Metal. Essi si manifestano, per esempio, nella violenza del growl di Luca Longo, il quale spezza i cori “mistici” della canzone. Il districarsi tra più musicalità è la qualità e punto di forza della band, basti ascoltare “La Bête Humaine” (il cui testo è tratto dall'omonimo romanzo di Émile Zola ndr.); i momenti di “quiete” si alternano a rapidi passaggi viranti a Thrash e Black Metal. Liliana Teobaldi e Francesco Paladino (rispettivamente basso e batteria ndr.), fanno un lavoro esemplare, creando atmosfere cupe e riflessive, per un pezzo davvero ricco di spunti. La parte finale è lasciata ad uno spezzone musicale francese, la quale richiama la Belle Époque; uno stralcio di musica leggera dopo la furia di pelli e strumenti a corde.
“Gloomy Sunday” (adattamento dell'omonimo brano di Billie Holiday ndr.), risulta la chiusa Progressive più riuscita dell'intero album. Melodie ed armonie dal senso epico sono interrotte, in modo repentino, da vezzi tecnici o “capitoli” più duri e complessi; essi racchiudono perfettamente il messaggio dei Nostri. Lo schema melodico viene destrutturato, pur mantenendone la matrice Extreme, creando brani ricercati ed inusuali.

Monuments to Our Failure è una profonda analisi sociale sull'insofferenza contemporanea che, dopo anni di assolute ed irremovibili certezze, mette in discussione i nostri predecessori. Un limbo che crea irrequietudine, violenza, tormento e malinconia, i quali trovano espressione nelle note del disco. I Nerobove, mediante l'unione di più generi non propriamente eterogenei tra loro, hanno saputo ben rappresentare i vari stati dell'animo umano dipingendo, inoltre, i tratti di una generazione di cui essi stessi fanno parte. La furia del Thrash, il suono distorto del Black Metal, le ritmiche lente del Doom e Progressive, ben descrivono la “Generazione Y” di cui la band vuol farsi portavoce; l'espressione, in chiave musicale, del dimenarsi tra totale apatia e violenza impetuosa. Tutto ciò non è sono solo uno statu quo dell'odierna situazione storica, ma anche materia per testi dal forte impatto morale.
Come detto in precedenza, la sfida che si prefiggono è davvero impegnativa, ciononostante il prodotto è brillante e più che sufficiente. Imperfezioni, voce e registrato a volte grezzo non pregiudicano l'ascolto ma, anzi, sono propri del genere proposto, rendendo “particolare” l'album.
Un debutto, quello dei Nerobove, in cui si percepisce ambizione ed impegno verso tematiche “forti” e complesse, che incidono sulla stessa musica.
La strada è lunga, ma le basi sono state gettate; ci aspettiamo di riascoltarli con altre interessanti proposte.

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