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Tra le progressioni degli Opeth e le atmosfere malinconiche dei Katatonia il secondo album dei Proliferhate Tra le progressioni degli Opeth e le atmosfere malinconiche dei Katatonia il secondo album dei Proliferhate Hot

Tra le progressioni degli Opeth e le atmosfere malinconiche dei Katatonia il secondo album dei Proliferhate

recensioni

titolo
Demigod of Perfection
etichetta
Autoproduzione
Anno

PROVENIENZA: Italia 

GENERE: Progressive Death Metal 

FFO: Opeth, Cynic, Katatonia, Novembre 

LINE UP: 
Omar Durante - vocals, guitars 
Lorenzo Moffa - guitars 
Andrea Simion - bass 
Daniele Varlonga - drums 

TRACKLIST: 
1. Prologue to Damnation [02:10] 
2. Conjuring the Black Hound [06:40] 
3. Auerbach's Vineyard [06:29] 
4. The Frailty of a Tender Soul [05:56] 
5. Oberon [05:23] 
6. Naked Monstrosity [07:18] 
7. A Shadow from an Ancient Past [06:04] 
8. Euphorion [06:09] 
9. Demigod of Perfection [08:33] 
10. Elegant in Decay [08:29] 

Running time: 1:03:11 

opinioni autore

 
Tra le progressioni degli Opeth e le atmosfere malinconiche dei Katatonia il secondo album dei Proliferhate 2018-12-16 15:50:05 Daniele Ogre
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    16 Dicembre, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Secondo album per i torinesi Proliferhate, band Progressive Death che dopo il debutto del 2015 "In No Man's Memory" - targato RMN Music - torna a distanza di tre anni con questo album autoprodotto a titolo "Demigod of Perfection". E la prima cosa che ci si chiede, dopo aver ascoltato quest'album diverse volte, è: com'è possibile che questi ragazzi si siano dovuti autoprodurre l'album?

E' un sound in cui convivono due anime distinte e sperata, quello dei Proliferhate, ma che bene s'intersecano grazie ad un sapiente lavoro di scrittura da parte dei nostri: da un lato un Death Metal compatto ma ricco comunque di melodie e sfumature, dall'altro un Progressive Rock tecnico ed atmosferico, il tutto amalgamato in sonorità le cui influenze principali sono da ricercare sicuramente negli Opeth, ma anche, per quel che concerne il lato più "tranquillo" dell'opera anche a gruppi come Katatonia e Novembre, grazie a quel tocco Prog ricco di atmosfere quasi doomeggianti. Si nota poi come il quartetto suoni insieme da sempre - il solo chitarrista Lorenzo Moffa si è unito un anno dopo ai tre membri fondatori -: i nostri appaiono decisamente coesi nel loro lavoro, cosa che si riversa, per l'appunto, in una scrittura ispirata e matura, in cui a prevalere sembra essere l'anima Progressive; le parti strumentali - in cui per altro i Proliferhate dimostrano di saperci decisamente fare - hanno un ruolo maggiormente rilevante rispetto alle parti cantate. Ed a proposito del cantato, è ottima la prova di Omar Durante al microfono; a proprio agio sia col cantato in growl che con la voce pulita, Omar dimostra di aver compreso a pieno l'insegnamento di cantanti come Mikael Åkerfeldt - un nome a caso... -. Tolta l'intro "Prologue to Damnation" - inutile per me come tutte le intro esistenti al mondo - e tranne un po' la parte centrale di "Auerbach's Sineyard", il resto di "Demigod of Perfection" è decisamente di pregevole fattura, con picchi di bellezza toccati a mio avviso soprattutto dalla title-track e dalla strumentale "Oberon".

L'unica cosa che potremmo definire un neo di "Demigod of Perfection" è forse la lunga durata, dato che il disco supera l'ora; per questo motivo probabilmente ad alcuni l'ascolto di quest'album potrebbe risultare forse troppo pesante, accusando una certa stanchezza arrivati alla seconda metà del disco. Ma nel caso si fosse dei fans degli Opeth, ad esempio, la cosa non turberebbe più di tanto: ed è soprattutto a loro che indirizzo il consiglio di dare una chance alla band torinese.

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