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Nuovo disco per i nostrani The Moor: cambio di rotta ? Nuovo disco per i nostrani The Moor: cambio di rotta ?

Nuovo disco per i nostrani The Moor: cambio di rotta ?

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Jupiter's Immigrants
etichetta
Autoproduzione
Anno

1.Lead the Difference
2.Jupiter’s Immigrants
3.The Profiteer
4.Thousand Miles Away
5.Enthroned
6.Inception
7.Odin vs Jesus
8.The Alarmist
9.Dark Ruler

opinioni autore

 
Nuovo disco per i nostrani The Moor: cambio di rotta ? 2018-12-30 20:11:37 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    30 Dicembre, 2018
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Ad essere onesti, non si sapeva esattamente cosa aspettarsi dai veneti The Moor, band che con il passare degli anni non ha mai preso una direzione precisa cambiando spesso pelle. Chi scrive li conosce e segue fin da quasi gli inizi ossia dall’EP “The Moor” uscito nel 2010. Poco dopo uscì il primo album Year of the Hunger che mostrava una band forte ed interessante che amava mescolare diversi generi (dall’alternative metal, al prog per finire a spruzzate di death metal) e dimostrava qualità ed intraprendenza. E’ la volta quindi del qui presente nuovo disco chiamato Jupiter’s Immigrants quindi si andrà a vedere/ascoltare dove il quartetto sarà andato a parare.

Salta subito all’orecchio un netto miglioramento sia nella qualità del suono che nella tecnica esecutiva ed in generale una cura certosina nell’intero lavoro. In questo lavoro la direzione è più nitida in quanto si punta molto di più alla potenza ed a una certa dose di violenza come lo si evince dalla moderna opener “Lead the Difference” che fa sfoggio di suoni devastanti, break ritmici altrettanto pesanti (forse però troppo enfatici e prevedibili) ed una voce sempre efficace e potente. Sulla titletrack c’è l’ospite ed amico Mikael Stanne dei Dark Tranquillity e non a caso il brano risente molto della loro influenza, forse troppo e certe reminiscenze si sentono anche in “The Profiteer” e “The Alarmist” sia nel lavoro di chitarra che nelle ritmiche come pure nel lavoro melodico. Man mano che si prosegue nell’ascolto si percepisce una vena creativa un po’ allentata in favore dell’impatto e più in generale del “risultato sicuro”. Fortunatamente gli echi del passato ci sono ancora e ben tangibili come la variegata “Odin Vs Jesus” dalle molteplici sfumature (anche se tende leggermente a perdersi) o anche “Thousand Miles Away” dalle venature più alternative ed eteree. “Inception” rimanda all’anima più prog della band con il suo piglio alla Opeth più asciutti ed accessibili sfoderando una maturità interessante.
La finale “Dark Ruler” vede il secondo ospite del disco ossia Niklas Isfeldt dei Dream Evil che però pare un pochino fuori luogo esprimendosi in contesti troppo diversi dal suo modo di cantare. Il brano è decisamente malinconico e dai toni fieri ma sarebbe stato più efficace con il solo Enrico dietro il microfono.

Il nuovo disco dei The Moor può essere visto in una duplice ottica. Un passo indietro verso la sperimentazione e la creatività ed un passo avanti per il miglioramento “di contorno”. Meritano di sicuro più di un ascolto ma ora arriva la prova più difficile in quanto il terzo album dovrebbe evidenziare la piena maturità.

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