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Trollwar: Buon disco, ma serve un coraggioso distacco musicale dai propri idoli Trollwar: Buon disco, ma serve un coraggioso distacco musicale dai propri idoli Hot

Trollwar: Buon disco, ma serve un coraggioso distacco musicale dai propri idoli

recensioni

gruppo
titolo
Oath Of The Storm
etichetta
Autoproduzione
Anno

01. Intro

02. Summoning

03. Into Shadows

04. The Forsaken One

05. In Defiance

06. Hymn For The Vanquished

07. Forgotten

08. Omen Of Victory

09. Home Of Forbidden Love

10. Shores Of Madness

11. Winter’s Night

12. Outro

 

Line up

Steeve JF : Guitar 
Mathieu Chauvette : Guitar
Keven Villeneuve : Bass
Yanick Tremblay : Drum
Simon-Pierre Fortin Leclerc : Vocal
Jonathan Mathieu: Accordion

opinioni autore

 
Trollwar: Buon disco, ma serve un coraggioso distacco musicale dai propri idoli 2019-01-04 22:02:46 Gianni Izzo
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    04 Gennaio, 2019
Ultimo aggiornamento: 05 Gennaio, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Nati ad Alma nel Quebec, la musica di questi sette canadesi in vero, deve tutto al folk-metal dall'appiglio battagliero, delle più famose band del nord Europa. Non è la prima volta che mi ritrovo a recensire un gruppo canadese, che di fatto suona esattamente come se fosse scandinavo, ed i Trollwar non fanno eccezione.

La giovane band, giunta al secondo full-lenght, prende a piene mani tutti gli ingredienti che hanno fatto, degli Ensiferum in particolare, ma notiamo anche qualche fugace Finntrollata qui e lì, dei gruppi di successo.
Insomma già a cominciare dal moniker della band, dobbiamo ammettere che non c’è niente di minimamente originale in “Oath Of The Storm”, ma non per questo dobbiamo voltare le spalle a questi musicisti, che sottolineano quantomeno di esser stati dei bravissimi "studenti". Infatti se l’originalità è latente, “Oath…” rimane comunque un disco che funziona, e che facilmente può far felici i seguaci del pagan/viking metal norreno.

La fisarmonica ha si un ruolo centrale, ma i brani sono anche sapientemente orchestrati senza ingolfare i singoli brani, ma soprattutto sono sorretti da un apparato metallico di tutto rispetto, che rimane ancorato al melodic death con influenze folk, ma ogni tanto sfocia anche in qualche ritmo un po’ più violento e nero.
Tuttavia è l’epicità ad essere al centro dei pezzi, che trovano qualche incertezza solo in quei pochi (per fortuna) momenti in clean vocals. Queste si, abbastanza impersonali e deboli.
“Summoning”, “Into Shadows”, o la più articolata “Winter’s Night” sono il meglio che potete trovare in un disco che non ha particolari punti deboli, che sprizza Ensiferum ad ogni nota, ma che, a parte o proprio per questo, riesce a rimanere impresso e fa il suo lavoro di buon intrattenitore per quasi un’ora di musica. Ora però ci aspettiamo che i Trollwar crescano e comincino a percorrere una strada meno affollata e derivativa.

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