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Non indimenticabile il debut dei March In Arms Non indimenticabile il debut dei March In Arms

Non indimenticabile il debut dei March In Arms

recensioni

titolo
"March In Arms"
etichetta
Autoproduzione
Anno

 

TRACKLIST:

1.      Procession of the dead

2.      The failure

3.      Firebreather

4.      Mouth of the Kracken

5.      Overlord

6.      Empty pleads

7.      The knife

8.      Ashes

9.      I am death

10.  To no end

11.  Firebreather (live)

12.  Mouth of the Kracken (live)

 

 

LINE-UP:

Ryan Knutson - Vocals, guitar

Scott McGuire - Bass

Jon Parker - Guitar

Phil Mueller - Drums

Sheldon Swan - Guitar

opinioni autore

 
Non indimenticabile il debut dei March In Arms 2019-01-05 16:46:24 Ninni Cangiano
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    05 Gennaio, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Arrivano dal Sud Dakota i March In Arms, band formatasi nel 2012, arrivata a fine novembre 2018 al proprio debut album omonimo, composto da 9 brani, cui si aggiunge la solita inutilissima intro (tra l’altro pure abbastanza lunga), oltre a due bonus-tracks registrate live in maniera anche più che decente. Il sound dei March In Arms è il classico US-power, ricco di groove e mai particolarmente ritmato. E quest’ultimo lo considero un difetto del songwriting, visto che il batterista Phil Mueller, quando si mette al lavoro seriamente (come in “Empty pleads”), dimostra di essere un valente batterista e credo sia perfettamente in grado di imporre maggior ritmo al sound, rendendolo così più frizzante. Strumento protagonista sono le due chitarre che, sin dal primo pezzo “The failure”, ci regalano ottimi assoli. Ho ascoltato numerose volte questo album, cercando di trovare qualcosa che mi potesse affascinare, senza però riuscirci, pur amando questo genere di sonorità; questa mia scarsa attrattiva potrebbe trovare la propria ragione nel fatto che la maggior parte delle composizioni hanno una durata eccessiva, rendendo l’ascolto poco fluido a causa di inutili orpelli o ripetizioni esagerate che “allungano il brodo” e rendono pesante andare avanti. In questo i March In Arms hanno sicuramente da migliorare, cercando di rendere più efficaci i loro componimenti, magari evitando la voglia di strafare che è comprensibile in un debut album. Non mi ha entusiasmato nemmeno il vocione greve del cantante Ryan Knutson, poco espressivo, poco squillante e potente per questo genere musicale, ma nemmeno tale da poter essere classificato come uno screamer aggressivo; è quella via di mezzo che non accontenta né chi, come il sottoscritto, preferisce ugole acute e squillanti, né chi magari predilige gli screamers più irruenti. Sia chiaro, i pezzi non sono male, hanno tanto groove (troppo?) e piacevoli assoli, ma ci vuole di più per poter sperare di emergere dall’underground e farsi notare in positivo, specie in un genere non più tanto in auge come questo. I March In Arms con questo debut omonimo non raggiungono la sufficienza, ma sono sicuro che hanno tutte le caratteristiche per migliorare in futuro, magari cercando una strada più personale, valutando anche la possibilità di lasciare al buon Ryan Knutson il solo ruolo di chitarrista e trovare quindi un cantante migliore.

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