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I Green Death tornano con un heavy/thrash metal di buona fattura I Green Death tornano con un heavy/thrash metal di buona fattura

I Green Death tornano con un heavy/thrash metal di buona fattura

recensioni

titolo
Hallowmass
etichetta
Combat Records/EMP Label Group (SPV)
Anno

Green Death is:

Sol Bales - Vocals

Mark “Sparky” Reinking - Rhythm and Lead Guitars

Ryan Berrier - Drums

Parker Willis - Bass

Joe Kiplinger - Lead Guitar

 

Tracklist:

1. Lycanthropy

2. Bullet of Silver

3. I Am Eternal

4. Lament

5. Curse the Heavens

6. The Betrayed

7. Bad Omens

8. Sacrament

9. Messis Diaboli

10. The Harvest

11. She Couldn’t Live

12. Pure Torture (feat. David Ellefson)

13. Hallowmass

14. Sickle & Scythe (feat. Clayton Cagle of Hatchet)

opinioni autore

 
I Green Death tornano con un heavy/thrash metal di buona fattura 2019-01-08 11:56:49 Federico Orano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    08 Gennaio, 2019
Ultimo aggiornamento: 08 Gennaio, 2019
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

Gli americani Green Death dimostrano come si può suonare il thrash metal al giorno d'oggi, senza per forza essere derivativi a tutti i costi verso le tante bands storiche che hanno scritto le basi del genere.

Non che la band dell'Iowa sia per forza di cose geniale, ma il proprio sound trova il giusto equilibrio tra potenza e melodia. C'è tanto heavy metal in questo “Hallowmass” e a tratti viene mostrato anche il lato più aggressivo e thrash della musica dei GD. In questi 14 brani (fin troppi!) troviamo anche un tocco alternative metal e sonorità moderne e persino la voce di Sol Bales si muove spesso verso lidi più alternativi. Niente voce rauca e aggressiva, più un cantato pulito e melodico. Pezzi come “Sacrament”, “Curse the Heavens” e “Bullet of Silver” mettono in mostra proprio quanto detto; i riff potenti ci sono (ma si poteva forse fare qualcosa di più in fase di produzione), ma sono avvolti in un sound più moderno e attuale. “I Am Eternal” è senza dubbio il pezzo più potente del disco, mentre probabilmente è il mid tempo roccioso “The Harvest” ad aggiudicarsi il premio di 'best song of the album'!

Un lavoro interessante, che forse si dilunga troppo. Avremmo preferito dieci brani ed una tracklist più compatta. In ogni caso, l'ascolto è consigliato!

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